Edizioni Pubblicità Italia
Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2010
Il Belgio e le sue birre
Una giornata dedicata alle birre belghe nel cuore della Milano da bere
Rubrica: Birra
Articolo di Franchini L.
(Articolo di pagina 97)
Si è svolta il 10 giugno, nella prestigiosa cornice del Palazzo dei Giureconsulti di Milano, la giornata dedicata alla degustazione di birre belghe, organizzata e patrocinata da Flanders Investment & Trade e dall’Ambasciata del Belgio. Un momento di “gusto belga” che vedeva anche molte proposte culinarie in abbinamento alle birre, sempre provenienti dalla tradizione belga: dessert e cioccolato, salumi, finger food e diversi formaggi. Tra questi spiccava il Brugge stagionato alla birra, da latte vaccino a pasta semidura, ottimo ed ovvio abbinamento con le birre belghe. La giornata è stata introdotta dall’intervento di Cesare Assolari, ambasciatore culturale delle birre belghe e zitologo (sommelier delle birre), che ha subito voluto dare un quadro dell’impressionante varietà e qualità del Belgio nella produzione di birra. Il Belgio è di per sé un Paese la cui natura facilita di molto la produzione di birra: il clima, le materie prime, unite ad una lunga e radicata tradizione, fanno sì che vi siano oltre 125 birrai per un giro d’affari che nel 2009 ha superato la quota di 1,95 miliardi di euro.
Ciò che colpisce, oltre all’eccellente qualità, è la grande varietà: Pils, Lager, Blanche, Trappiste, Stile Abbazia, birre barricate, Ale… Una diversità che si esprime anche a livello societario: sono infatti sempre più in crescita i birrai artigianali e le microbirrerie, a testimonianza di quella tradizione di cui abbiamo parlato. Una tradizione che si arricchisce di valori legati all’ecologia e alla sostenibilità: le nuove birrerie non solo investono sempre più in tecnologie verdi, ma consumano anche meno acqua ed energia e producono meno CO2. Dati che hanno una certa importanza se si considera che nel solo Belgio, un Paese relativamente piccolo, la produzione di birra è di oltre 18 milioni di ettolitri all’anno per oltre 1.000 diversi tipi di birra. Oltre il 55% della produzione è destinato all’esportazione, diretta soprattutto in Europa ma anche verso Stati Uniti, Giappone e Cina. Quest’ultima, assieme all’India, è un mercato particolarmente importante, per popolazione e recente apertura ai prodotti europei. Un successo che vede numerose chiavi interpretative: il Belgio, come detto, ha una lunga tradizione nella produzione di birra, ma garantisce anche un prodotto naturale e composto da materie prime nobili e sane. Inoltre, la birra è una valida ed interessante alternativa di abbinamento alla gastronomia.
Le birre belghe hanno alcuni marchi di riconoscimento, a garanzia di autenticità e qualità: il marchio STG-Specialità Tradizionale Garantita indica una composizione o un metodo di produzione tradizionale del prodotto, ad empio Faro, Lambic, Gueuze, Kriek… Il marchio Authentic Trappist Product, prodotto autentico trappista, certifica che il prodotto rispetta i criteri dell’Associazione Internazionale Trappista (www.trappist.com), ovvero la birra deve essere prodotta all’interno di un’Abbazia trappista, sotto il controllo dei monaci e una parte delle entrate deve essere destinata ad opere di carattere sociale. Le birre trappiste possono riportare anche il marchio Birra belga d’Abbazia riconosciuta, che certifica un legame con un’abbazia esistente o che non esiste più oggi, oltre al pagamento di royalties destinate ad opere caritatevoli o ad altre atte alla conservazione del patrimonio culturale dell’abbazia, se ancora esistente, o ancora ad altra istituzione se l’abbazia non esiste più. Inoltre, l’abbazia esercita un diritto di controllo sulla pubblicità. Un altro marchio di autenticità è il Belgian Beer Paradise, che può venir utilizzato solo dai membri delle brasserie belghe o da un birraio straniero che abbia ottenuto una licenza da una birreria belga, ed esclude tutte le private label.
In questa sede si è poi affrontato l’argomento birra = alimento, anche grazie all’approfondimento dato da Lorenzo Dabove, profondo conoscitore della birra e del mondo belga. Dabove ha voluto innanzitutto sottolineare che non si può e non si deve parlare di “birra” ma di “birre”: sono infatti non solo tanti i tipi di birra, ma sono soprattutto molto differenti tra loro, per sapore, gradazione, apporto calorico. Ogni birra ha la sua storia, la sua identità, il suo bicchiere di degustazione, le sue temperature di servizio... Un mondo che richiede attenzione ed approfondimento, ma che stupisce per varietà e gusto.
Laura Franchini
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