Premiata Salumeria Italiana nr. 4, 2010

L’unione fa la forza e aiuta a far l’aceto

Il 3 luglio del 2009 l’Unione Europea riconosceva la tanto agognata Igp all’Aceto Balsamico di Modena. Una grande soddisfazione, certo, ma la vera battaglia inizia adesso! Ne parliamo con Mariangela Grosoli, titolare dell’Acetaia del Duca...

Rubrica: Aceto

Articolo di Borghi G.

(Articolo di pagina 116)



Una grande vittoria del patrimonio agroalimentare italiano”: così l’aveva definita l’allora Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Luca Zaia. Era il 3 luglio dello scorso anno e l’Unione Europea, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Europea del Regolamento (CE) n. 583/2009 della Commissione, riconosceva finalmente all’Aceto Balsamico di Modena l’Igp ovvero l’Indicazione Geografica Protetta. Una grande conquista per tutti i produttori arrivata dopo quasi 14 anni dalla presentazione della richiesta e un iter decisamente travagliato tra corsi e ricorsi, discussioni interne, estenuanti trattative e ritardi. Ad un anno esatto da quella data, terminati i brindisi e i festeggiamenti, non è possibile sedersi sugli allori e stare semplicemente a guardare... Sono ancora tante le cose da chiarire ed occorre farlo al più presto.



Grosoli

Mariangela Grosoli.

«Il raggiungimento dell’Igp è stata una bella conquista, un obiettivo raggiunto con anni di lavoro e lotte su diversi fronti, credendo fermamente all’unicità e al grande valore del nostro prodotto. Quello che penso, però, è che la vera battaglia inizi adesso». È questa l’opinione di Mariangela Grosoli, titolare, con la sorella Alessandra, dell’azienda Aceto Balsamico del Duca situata a S. Vito di Spilamberto, appena fuori Modena. 24 dipendenti, più Mariangela e Alessandra, per una produzione che supera di poco il milione di litri l’anno. Una realtà storica della nostra provincia, le cui radici risalgono fino al 1891, in cui si lavora con serietà, coerenza e passione. La incontriamo negli uffici luminosi della nuova sede aziendale, inaugurata solo due anni fa. È un’imprenditrice sicura e appassionata Mariangela, consapevole delle diverse problematiche di un comparto, quello dell’Aceto Balsamico appunto, che devono essere affrontate per salvaguardare passato, presente e futuro di un prodotto oggi unanimemente riconosciuto come una delle eccellenze del made in Italy agroalimentare. Un prodotto che fa gola a tanti, fuori e dentro il nostro Paese, anche a chi vede nel balsamico un’occasione di mero profitto. «Oggi — ci dice Mariangela — occorre difendere la denominazione Igp Aceto Balsamico di Modena su due fronti: uno più “interno”, concernente il Consorzio di tutela, e un altro — che interessa soprattutto il mercato straniero (ma coinvolge anche realtà nazionali) — che riguarda la possibilità di fare un aceto balsamico generico, senza alcuni tipo di regola».

Procediamo con ordine: il Consorzio dunque, o meglio, i Consorzi. Sì perché, a parte i due Consorzi di Tutela dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena Dop di Modena e di Reggio Emilia, a “rappresentare” l’altro balsamico, quello con l’Igp per intenderci, gli organismi di tutela sono due: il Consorzio Aceto Balsamico di Modena e il Consorzio Filiera Aceto Balsamico di Modena. Quest’ultimo nacque nel 2001 da una costola del primo (attivo dal 1993), quando avvenne un vero e proprio “ribaltone” causato da una diversa visione del ruolo del Consorzio che ancora oggi impedisce una riunificazione del comparto. «Il Consorzio Aceto Balsamico di Modena rappresenta oltre venti aziende, sia di piccole-medie dimensioni che molto più grandi, in rappresentanza di tutta la filiera. Alla base del grande lavoro di sensibilizzazione, promozione e tutela svolto in questi anni, anche in collaborazione con le istituzioni, c’è una filosofia gestionale che, pur tenendo in considerazione le esigenze di commercializzazione di chi produce grandi quantità, ha sempre valorizzato il contributo delle piccole e medie aziende. Sono profondamente convinta — continua Mariangela Grosoli — della necessità di avere un Consorzio unico in tempi brevi, che possa operare per la valorizzazione del prodotto e la sua difesa a livello mondiale. Un ente con regole che diano voce al maggior numero possibile di aziende e, soprattutto, che salvaguardi l’esperienza di quelle piccole e medie della provincia di Modena che hanno creato l’Aceto Balsamico di Modena, ne conoscono la storia, ne rispettano i tempi e le caratteristiche.

Sono aziende che hanno dato vita ad un comparto che, all’inizio degli anni ‘90, ha attirato sul territorio gli investimenti delle grandi industrie agroalimentari. Si pensi che tra il 1970 e il 1980 venne concessa una sola licenza per la produzione di Aceto Balsamico di Modena e i produttori erano solo 4. Oggi le aziende appartenenti alla filiera sono 80!». Un’esigenza, quella del Consorzio unico, fortemente auspicata anche da parte delle istituzioni modenesi, «al fine di garantire, nel modo più efficace possibile, la vigilanza rispetto ai tentativi di imitazione e concorrenza sleale e per sviluppare attività di qualificazione della produzione». Così si è infatti espresso Giandomenico Tomei, assessore provinciale all’Agricoltura e alla qualità del territorio rurale, al termine dell’incontro, avvenuto lo scorso 26 maggio, tra i rappresentanti dei due Consorzi di produttori, nel corso del quale, ha concluso Tomei, «è iniziato l’esame delle ipotesi di statuto sviluppate tecnicamente da Regione e Provincia, in accordo con il Ministero delle Politiche Agricole». Al momento, però, il percorso è ancora aperto e arenato sulla diversa concezione della partecipazione e gestione: il Consorzio Aceto Balsamico di Modena insiste infatti per un sistema di voto a scaglioni che impedisca il controllo di pochi (oggi 5/6 aziende molto grandi rappresentano oltre il 50% della produzione), ma incentivi la partecipazione e il dialogo tra tutti gli attori della filiera.

È dunque necessario muoversi nella direzione del dialogo e della comprensione reciproca: un ruolo importante in questo senso possono svolgerlo le istituzioni locali che hanno come compito principale la tutela e lo sviluppo del territorio (in questo caso rappresentato dalle aziende che creano ricchezza nelle province di Modena e Reggio Emilia con occupazione e indotto). «Vi è poi un secondo fronte su cui combattere nuove battaglie — ci dice ancora Mariangela Grosoli — ovvero la dequalificazione dell’Aceto Balsamico (problematica questa che interessa anche il Tradizionale) ad opera di aziende, italiane ed estere, che commercializzano condimenti cosiddetti “balsamici” imitativi, prodotti senza alcun disciplinare, che generano confusione nel consumatore finale  (che non sa più quello che compra o meglio, compra un prodotto credendo di averne acquistato un altro...) e banalizzano di conseguenza il prodotto originale, danneggiando le aziende e l’economia ad esse collegata». A questo proposito, un esempio dell’importanza del muoversi insieme è rappresentato dalle diffide inviate, su volontà dei diversi Consorzi, ad un distributore austriaco che aveva messo in commercio un prodotto denominato Greek Balsamessig usando proprio la denominazione “aceto balsamico”. E che, a fronte di questa azione, ha sospeso la distribuzione riconoscendo le ragioni esposte. Proprio la Grecia, tra l’altro, insieme alla Germania e, in parte, alla Francia, si era opposta fermamente all’ottenimento dell’Igp da parte dell’Aceto Balsamico di Modena, sostenendo che, in questo modo, il termine “balsamico” sarebbe stato “consegnato” ai soli produttori emiliani. I quali, però, ne avevano già ogni diritto!

«Le leggi europee — ci ricorda inoltre Mariangela — dettano norme precise riguardo la denominazione degli aceti. Per gli Standard CEN, infatti, il termine “aceto” deve sempre essere accompagnato dalla materia prima di fermentazione (ad esempio, “aceto di mele”, “aceto di riso”, “aceto di vino”). Unica eccezione, quella riservata appunto all’Aceto Balsamico di Modena Igp e ai Tradizionali Dop». Con l’ottenimento dell’Igp, che detta regole chiare e comuni sotto il profilo della produzione, della commercializzazione e della presentazione del prodotto, pareva proprio si potessero dormire sonni tranquilli... Eppure, proprio nel testo del Disciplinare dell’Igp, qualcuno ha voluto leggere un “invito” alla liberalizzazione del termine “balsamico”. «Si tratta del Considerando n. 10» ci dice Mariangela, nel quale si legge: “Sembra che la Germania e la Grecia, nelle obiezioni sollevate relativamente al carattere generico del nome proposto per la denominazione, non abbiano tenuto conto della suddetta denominazione nel suo complesso, ovvero ‘Aceto Balsamico di Modena’, ma soltanto di alcuni suoi elementi, ossia i termini ‘aceto’, ‘balsamico’ e ‘aceto balsamico’ o le rispettive traduzioni. Ora, la protezione è conferita alla denominazione composta ‘Aceto Balsamico di Modena’. I singoli termini non geografici della denominazione composta, anche utilizzati congiuntamente, nonché la loro traduzione, possono essere adoperati sul territorio comunitario nel rispetto dei principi e delle norme applicabili nell’ordinamento giuridico comunitario”. «Ebbene, chi sta cercando la liberalizzazione del termine “balsamico” probabilmente non ha approfondito né l’aspetto giuridico — affrontato il 14 luglio scorso in un convegno svoltosi a Roma presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e le cui conclusioni sono riportate nel box a lato — né dimostra di avere una visione di lungo periodo».

L’Aceto Balsamico di Modena è molto imitato in tutto il mondo e sono davvero in tanti a volerne sfruttare il successo commerciale. Con l’ottenimento dell’Igp è possibile oggi operare con regole uguali per tutti, godendo al contempo della protezione a livello europeo. «Come insegna l’esperienza già vissuta da altri prodotti agroalimentari italiani (delle quali la più nota è quella del Parmigiano Reggiano) solo l’unità di intenti dei produttori a difesa di qualsiasi evocazione e usurpazione può continuare a portare ricchezza e notorietà alla nostra provincia e al nostro Paese» conclude Mariangela Grosoli. “L’unione fa la forza” dice un antico proverbio. Ricordarlo, anche in questa occasione, non potrà certo far male.

Gaia Borghi


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