News di Luglio 2010, Settore Pesce

  • 15/07/2010

    Reg. Mediterraneo: il CCR MED (RAC MED) in audizione al Parlamento Europeo

    “Non avanziamo inutili richieste di proroghe o deroghe, ma una urgente valutazione sull’impatto che le norme del Regolamento Mediterraneo, entrate recentemente in vigore, hanno sulla pesca”. Questa richiesta, già presentata con una lettera inviata dal CCRMED (RAC MED) al Commissario Maria Damanaki dopo l’Assemblea di Marbella del 7 giugno scorso, è stata ribadita ieri in una audizione presso la Commissione Pesca del Parlamento Europeo dal Presidente ff J.M. Gonzales Gil de Barnabè e dal Segretario Generale del CCRMED Giampaolo Buonfiglio, che hanno affermato innanzitutto la natura specifica del Mediterraneo e le loro motivazioni, sulla base della lunga esperienza delle Organizzazioni della Pesca rappresentate da un CCR avviato solo di recente. Invitati dal Presidente della Commissione Pesca del Parlamento Europeo, On. Carmen Fraga Estevez, i rappresentanti del CCR hanno ricordato la storia sofferta del Regolamento 1967/06 e le critiche mosse dal settore, soprattutto riguardo alla mancanza di valutazioni sull’impatto socio economico delle misure in esso contenute ed alla base scientifica insufficiente e inappropriata con cui il Regolamento è stato formulato. Le nuove maglie minime dello strascico e le distanze dalla costa imposte dal 1 giugno scorso stanno di fatto mettendo in ginocchio migliaia di imprese con la riduzione del 50% della capacità di cattura, imprese difficilmente riconvertibili ad altri sistemi di cattura. È il caso dello strascico in Alto Adriatico e delle tante imbarcazioni dedite alle “pesche speciali”, rivolte alla cattura anche di specie ittiche di piccola taglia allo stato adulto. Tutte attività oggi impedite da misure eccessive basate su approcci più appropriati ai mari nord-europei, a cui si ispira anche il Regolamento di base 2371/02, come provato anche dal fatto che, ad oggi, nessuno Stato membro mediterraneo è stato in grado di presentare Piani di gestione aderenti a quanto in esso prescritto. Spessore del filamento, maglie minime, distanza dalla costa sono oggi aspetti problematici che richiedono approfondimenti, attente valutazioni e tempo adeguato per l’analisi della complessità mediterranea, come ammesso dagli stessi rappresentanti della Commissione Europea presenti in audizione e come emerso dall’intenso dibattito sviluppato tra gli Europarlamentari intervenuti. Evidenziate in questo le responsabilità degli Stati membri e l’esigenza che questi forniscano un quadro conoscitivo più ampio ed aggiornato per affrontare in modo adeguato la gestione del settore nel bacino. “In Mediterraneo è sempre più evidente lo spostamento dello sforzo di pesca dalla sponda nord-occidentale europea a quella sud-orientale, dove lo sviluppo del settore compensa abbondantemente le limitazioni che l’UE impone alle sue flotte; una situazione questa che rende la PCP poco efficace nella tutela delle risorse e incomprensibile per i nostri pescatori – hanno dichiarato i rappresentanti del CCR – ormai sempre più ostili alle Istituzioni comunitarie”.
    (Fonte: Consiglio Consultivo Regionale per il Mediterraneo)......

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