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News di Settembre 2010,
Settore Carne
04/09/2010
EFSA valuta i fattori che contribuiscono al Campylobacter nei polli
L’EFSA ha pubblicato una valutazione dei fattori che possono contribuire alla diffusione di Campylobacter nei polli vivi e nelle carcasse di polli nell’Unione europea (UE). La relazione scientifica fa seguito alla pubblicazione della prima indagine svolta dagli Stati membri in tutta l’UE sulla presenza di questo batterio nei polli e nelle loro carcasse[1] . I risultati saranno utilizzati dai valutatori dei rischi[2] per indagini più approfondite sul ruolo svolto dalla carne di pollo in relazione alla campilobatteriosi umana. Contribuiranno inoltre a informare la definizione di possibili opzioni di controllo da parte dei gestori del rischio a livello di Stati membri e di UE.
L’EFSA pone in evidenza una serie di fattori da considerare nella progettazione di misure o programmi nazionali di controllo del Campylobacter per i polli e la carne di pollo. L’EFSA raccomanda che i programmi di controllo si basino su un approccio integrato che comprenda sia gli allevamenti di pollame sia il processo di macellazione. Ulteriori studi a livello nazionale potrebbero inoltre consentire una migliore individuazione dei fattori di rischio per le infezioni da Campylobacter in ciascun Paese.
Nella relazione l’EFSA afferma che i lotti di polli infetti da Campylobacter hanno 30 volte più probabilità di produrre carcasse contaminate da Campylobacter e che i lotti infetti hanno anche maggiori probabilità di produrre carcasse con un numero più elevato di Campylobacter sulla loro superficie. La relazione specifica, tuttavia, che è altresì possibile che le carcasse contaminate derivino da lotti di polli non infetti, suggerendo una possibile contaminazione crociata all’interno del macello.
La relazione rileva che il rischio di contaminazione da Campylobacter delle carcasse varia sensibilmente tra i Paesi e tra i macelli all’interno dello stesso Paese, e così anche la quantità di Campylobacter trovata sulle singole carcasse. Ciò indica che alcuni macelli sono maggiormente in grado di controllare il Campylobacter rispetto ad altri.
Sono stati individuati anche altri fattori associati a un aumentato rischio di contaminazione delle carcasse. Si tratta, in particolare, dell’età dei polli macellati, di alcuni specifici periodi dell’anno in cui i polli sono macellati (con un picco di contaminazione tra luglio e settembre) e dell’orario in cui le carcasse sono trattate (con un rischio più elevato di contaminazione nell’ultima parte della giornata).
Anche le pratiche di spopolamento o “diradamento” negli allevamenti di polli sono emerse quale fattore che accresce il rischio di infezione. Queste pratiche consistono nella selezione, all’interno di un allevamento, di un certo numero di polli da inviare alla macellazione, lasciando gli altri proseguire l’accrescimento. Si ritiene che nel corso di queste pratiche gli esseri umani o altri vettori possano introdurre il Campylobacter e infettare i polli rimanenti.
(Fonte: EFSA)......








