Il Pesce nr. 2, 2010

Acquacoltura in Brasile

Specie e sistemi di allevamento in acqua dolce

Rubrica: Acquacoltura

Articolo di Sussel S.R., Macedo Viegas M., Parisi G.,

(Articolo di pagina 49)



Il presente articolo prende in esame il potenziale dell’acquacoltura e le specie di acqua dolce che sono allevate nelle cinque diverse regioni in cui è suddiviso il Brasile: Sud, Sud-Est, Centro-Ovest, Nord e Nord-Est. Il clima predominante è quello tropicale, ma l’estensione territoriale della porzione continentale di questo Paese conferisce allo stesso caratteristiche idrografiche, climatiche e topografiche abbastanza diverse. In relazione a ciò, sono allevate differenti specie e vengono adottati diversi sistemi di allevamento. Tra le specie allevate troviamo quelle di acqua fredda, come la trota iridea (Oncorhynchus mykiss), e specie di acqua calda, come tilapia (Oreochromis niloticus) e pirarucu (Arapaima gigas), in differenti sistemi di allevamento, come raceway, vasche scavate e gabbie collocate nei fiumi o nei grandi laghi. L’acquacoltura di acqua dolce ha presentato una crescita continua negli ultimi anni, passando dalle 77.493 tonnellate del 1997 alle 191.183 tonnellate  del 2006 (IBAMA, 2008), corrispondente ad un aumento del 146,7% nel periodo considerato. Nello stesso arco di tempo la pesca nelle acque interne è passata dalle 178.871 tonnellate del 1997 alle 215.241 tonnellate del 2006 (IBAMA, 2008), pari ad un aumento del 72,37%. Pertanto, nel 2006 la produzione totale (acquacoltura + pesca) delle acque continentali è stata di 442.424 tonnellate. Il presente articolo affronterà solamente gli aspetti legati alla produzione derivante da acquacoltura (nella Nota II si parlerà di “Specie e sistemi di allevamento in acqua salata”).

Il Brasile presenta un’estensione territoriale di 8,5 milioni di km2 e possiede una delle maggiori riserve idriche mondiali, corrispondente a circa il 12% dell’acqua dolce disponibile nel pianeta (Diegues, 2006). Solamente nei bacini idroelettrici si trovano circa 5,3 milioni di ettari di aree inondate, parte delle quali possono essere utilizzate per allevamenti di acqua dolce (Borghetti, 2000). Nella maggior parte delle regioni la specifica topografia risulta favorevole sia alla costruzione di vasche che alla conduzione di acqua per gravità. Degna di rilievo è la varietà delle specie native con potenziale zootecnico. Alcune di queste, come pacu (Piaractus mesopotamicus), pintado (Pseudoplatystoma coruscans), tambaqui (Colossoma macropomum) e jundiá (Rhamdia quelem), presentano già un discreto livello di conoscenze relative alle tecniche di allevamento e il volume delle loro produzioni cresce di anno in anno. Nel caso di altre specie, come pirarucu (Arapaima gigas) e peixe-onça (Leiarius marmoratus), per esempio, c’è invece la necessità di studi più approfonditi. Nonostante l’interessante potenziale delle specie native, il maggior volume di pesce prodotto in Brasile deriva dalle specie esotiche, che si caratterizzano per una tecnologia produttiva già definita. Nel 2006 queste specie rappresentavano il 77% della produzione di acquacoltura di acqua dolce, con la tilapia (Oreochromis niloticus) che, con 71.253 tonnellate, si distacca dalle altre, rappresentate da varie specie di carpe (Cyprinus carpio, Ctenopharyngodon idella, Hypophthalmichthys molitrix e Aristichtlys nobilis), con una produzione di 45.831 tonnellate (IBAMA, 2008). La regione con la maggior produzione di tilapia è il Nord-Est, mentre la regione del Sud è quella con la maggior produzione di carpe. Sia per il perfezionamento delle tecnologie produttive già esistenti che per la definizione di nuove tecnologie per l’allevamento delle specie native ma anche di quelle esotiche, in Brasile si trovano vari centri di ricerca orientati esclusivamente all’acquacoltura, alcuni dei quali legati alle università, mentre altri legati ai governi statali o al governo federale. Nel 2009, da un’indagine condotta dal Conselho Nacional de Desenvolvimento Científico e Tecnológico (CNPq), è risultato che ci sono 282 borsisti implicati in ricerche sugli organismi acquatici (di acqua dolce o di acqua salata) in 59 diverse istituzioni.

Nel giugno 2009, con la creazione del Ministério da Pesca e Aquicultura, il Brasile ha fatto un importante passo in avanti per la migliore strutturazione di questi centri di ricerca, del settore produttivo dell’acquacoltura e della pesca. La creazione di questo Ministero è stata accolta con grande entusiasmo da parte degli operatori coinvolti nella filiera delle produzioni ittiche, dal momento che il consolidamento di un’attività agroalimentare orientata al commercio mondiale passa necessariamente attraverso politiche pubbliche e iniziative di governo. La prima iniziativa del nuovo Ministero è stata quella di impiegare personale specializzato per la realizzazione di una minuziosa indagine relativa all’accertamento della quantità e della tipologia di specie che vengono effettivamente prodotte in ogni stato del Paese, con l’obiettivo di attuare azioni settoriali per la migliore realizzazione dell’allevamento dei differenti organismi acquatici. Il Brasile è il quarto produttore mondiale di suini, il secondo di bovini e il primo di polli, configurandosi quindi come il maggior esportatore mondiale di carne. Dalla lavorazione delle carni sono generati notevoli quantitativi di sottoprodotti (quali farina di visceri, farina di carne e ossa, ecc…), che costituiscono materie prime essenziali nella formulazione delle diete destinate agli organismi acquatici. Grazie anche al fatto di essere un grande produttore di grassi di origine vegetale, il Paese si presenta quindi altamente competitivo per ciò che attiene alla qualità delle formulazioni di razioni per organismi acquatici, in considerazione della buona disponibilità di materie prime sia di origine vegetale che di origine animale.

La regione del Sud

Questa regione del Brasile possiede un clima classificato come subtropicale umido, con una temperatura media annuale compresa tra 14° e 22°C, ma, nelle zone con altitudine superiore ai 1.100 m, la temperatura scende a circa 10°C. È in questa regione che si registrano le temperature più basse del Paese. Colonizzati principalmente da olandesi, italiani e tedeschi, negli stati del sud del Brasile prevale la piccola proprietà rurale, dove allevatori di suini e di polli associano queste attività all’allevamento estensivo di carpe e di tilapie. Sfruttando i sottoprodotti della suinicoltura attraverso questo abbinamento si ottiene una riduzione del 50% nel costo di produzione della carpa. Si associa inoltre l’acquacoltura alla risicoltura ottenendo, oltre alla produzione di carpe, anche una maggiore produzione di riso (Aguirre, 1989). Grazie alle basse temperature di questa regione, nello stato di Santa Catarina si realizza una considerevole produzione di trote, attualmente stimata intorno alle 800 t/anno. Un’altra caratteristica della regione Sud del Brasile è la produzione di pesci in sistemi di policoltura realizzati in vasche di terra. Nella stessa vasca si alleva più di una specie, come ad esempio carpa comune (Cyprinus carpio), carpa erbivora (Ctenopharyngodon idella), tilapia e jundiá. In questa regione lo Stato di Paraná si distingue per la grande produzione di tilapie, allevate sia in vasche in terra che in gabbie. Questo è il primo stato brasiliano in cui è stata organizzata una forma razionale di attività, comprensiva della realizzazione di impianti frigoriferi specializzati nel trattamento di trasformazione della tilapia. È stato anche pioniere nella produzione di giovanili e nell’importazione di materiale genetico (ceppo GIFT, attraverso l’Universidade Estadual de Maringá, e ceppi Tailandesa e Supreme attraverso la Piscicultura Aquabel), essendo tale stato il principale fornitore di giovanili di questa specie per le altre regioni del Brasile.

La regione del Sud-Est

Dal punto di vista climatico, questa regione è classificata come tropicale; tuttavia, la topografia accidentata di alcune sub-regioni, determina un’ampia diversificazione delle temperature. Infatti la media annuale si situa intorno ai 20ºC, ma ci sono zone che presentano una temperatura media di 8ºC durante l’inverno, e altre che presentano medie di 31ºC durante l’estate. Questa differenziazione di temperature e di topografia e la vicinanza con differenti nicchie di mercato al consumo fanno sì che questa regione sia quella che si caratterizza per la maggiore diversificazione delle specie prodotte, che vanno da quelle più esigenti per le alte temperature, come gambero blu (Macrobrachium rosenbergii), tambaqui e pesci ornamentali, a quelle più esigenti per le basse temperature, come la trota, con un interesse particolare per la tilapia, che è la principale specie allevata in questa regione. Nello stato di São Paulo, in particolare, il notevole dislivello che si incontra passando dalla regione costiera litoranea verso l’interno (ovest) favorisce la costruzione di impianti idroelettrici per la creazione di energia. Questi sbarramenti formano grandi laghi, adatti all’allevamento di pesci con il sistema delle gabbie galleggianti. Nella recente indagine informale, vicina ai produttori ed ai mangimisti, è emerso che questo stato produce circa 1.000 t/mese di tilapie allevate in gabbie, che vengono per lo più processate in impianti refrigerati specializzati e quindi commercializzate in forma di filetti. A partire dagli anni ‘90 del secolo scorso in Brasile si è sviluppato un nuovo tipo di turismo, il cosiddetto “turismo rurale”. Parte dell’incremento della produzione di giovanili e della produzione di acquacoltura negli stati del Sud e del Sud-Est si deve alla grande diffusione di laghi per la cosiddetta “pesque e pague”, cioè ambienti dove si pratica l’attività di pesca sportiva (Castagnolli, 1996). La richiesta di pesci di allevamento destinati a questo tipo di attività è responsabile dell’incremento della produzione nazionale derivante da acquacoltura. Il gambero blu (Macrobrachium rosenbergii) è allevato in vari stati brasiliani, per un totale di circa 400 t/anno. La regione del Sud-Est è il maggior produttore e l’allevamento viene realizzato soprattutto negli stati di Rio de Janeiro e Espírito Santo. Quest’ultimo produce il 50% della quantità totale di gamberi di acqua dolce del Brasile (Diegues, 2006).

Nella regione del Sud-Est si produce la maggior quantità di trote, con gli allevamenti che si concentrano nella Serra da Mantiqueira, divisa tra gli stati di São Paulo, Minas Gerais e Rio de Janeiro, ma gli allevamenti sono diffusi anche negli stati Espírito Santo e Santa Catarina (regione Sud), che dispongono di quattro impianti di macellazione con Servizio di Ispezione Federale. Si stima che attualmente la produzione di trote in Brasile sia intorno alle 3.000 t/anno. Allo sviluppo della troticoltura brasiliana ha contributo in maniera importante la Stazione Sperimentale di Salmonicultura de Campos di Jordão-SP, organo della Secretaria de Agricultura dello Stato di São Paulo. Questa struttura, oltre a fornire ai produttori avannotti e uova embrionate, ha come obiettivo principale lo sviluppo dell’attività di ricerca. Degni di rilievo sono i lavori realizzati sulla triploidia delle trote, sulla produzione di lotti 100% femmine, sulla salmonatura delle trote, sulla riproduzione con il controllo del fotoperiodo, e ancora gli studi di citogenetica per la caratterizzazione del parco riproduttori e la produzione di linee ginogenetiche.

La regione del Centro-Ovest

La regione del Centro-Ovest possiede un clima tropicale con una topografia caratterizzata da grandi pianure e una temperatura media annuale intorno di 26ºC, con modeste oscillazioni tra l’inverno e l’estate. In questa regione si trova una delle maggiori aree umide del mondo, il Pantanal, con un’estensione di circa 140.000 km2. Le caratteristiche topografiche contribuiscono a ridurre le oscillazioni termiche, dal momento che la mancanza di barriere fisiche, come colline e montagne, è responsabile di una maggiore uniformità delle condizioni climatiche, favorendo lo sviluppo dell’acquacoltura in vasche in terra che rappresenta il sistema di allevamento prevalente nella regione. Si allevano soprattutto specie native, come pacu (Piaractus mesopotamicus), pintado (Pseudoplatystoma corruscans), tambaqui (Colossoma macropomum) e dourado (Salminus maxillosus). I progressi tecnologici che hanno reso possibile la produzione di pesci nativi in Brasile hanno avuto inizio nel corso degli anni ‘80; tuttavia, è dagli anni ‘90 del secolo scorso che sono sorte le prime grandi imprese destinate all’allevamento di queste specie. Le più grandi aziende di acquacoltura destinate alla produzione di specie native del Brasile si incontrano proprio in questa regione. Si tratta di imprese verticalizzate, cioè che producono i mangimi e gli avannotti, ingrassano questi ultimi che, giunti al peso di commercializzazione, vengono macellati e che commercializzano il prodotto con marchio proprio. Le pratiche di allevamento si caratterizzano per un elevato livello tecnologico e impiegano grande quantità di personale, sia per le fasi di allevamento del pesce che per quelle della successiva lavorazione del prodotto. Da rilevare la particolare attenzione che queste imprese rivolgono agli aspetti ambientali e all’allevamento ecologicamente corretto. Le maggiori imprese della regione Centro-Ovest sono Nativ, Mar & Terra, Tamborá e Delicious Fish.

La regione del Nord-Est

Nella regione del Nord-Est il clima è classificato come tropicale semi-arido, tendente al secco. È la regione in cui si riscontrano le temperature più elevate del Brasile, con una media annuale di circa 28ºC, ma durante l’estate si possono raggiungere anche i 40ºC. Nonostante la temperatura sia eccellente per l’allevamento di pesci tropicali, le possibilità produttive della regione sono compromesse dalla scarsità di pioggia, che rende la disponibilità di acqua incostante nel corso dell’anno. Inoltre, vi si trova un gran numero di dighe private (stimate in oltre 20.000, secondo la Secretaria Especial de Aquicultura e Pesca – Overview, 2005), 620 delle quali, costruite in collaborazione con il DNOCS (Departamento Nacional de Obras Contra a Seca), raccolgono circa 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua. Un notevole potenziale per l’espansione dell’acquacoltura potrebbe essere espresso dalle grandi aree interessate da progetti di irrigazione che possono abbinare la produzione agricola a quella di acquacoltura. E, anche se la diffusione dell’acquacoltura nella regione Nord-Est è abbastanza recente, è molto probabile che nel prossimo decennio questa regione diventerà il maggior produttore di pesci di acqua dolce del Brasile. Il principale sistema di allevamento adottato nella regione Nord-Est è rappresentato dalle gabbie, installate sia nei bacini dei grandi fiumi che nelle grandi dighe. Il rio São Francisco, che si estende per 2.800 km, nasce nello stato di Minas Gerais e percorre vari altri stati della regione Nord-Est: Bahia, Pernambuco, Alagoas e Sergipe. Nel suo percorso sono stati costruiti vari sbarramenti per la produzione di energia elettrica, che formano estesi bacini che sono particolarmente adatti all’allevamento di pesci in gabbie. Si stima che attualmente la produzione di tilapia in gabbie collocate lungo il rio São Francisco sia intorno alle 1.000 t/mese, peraltro con ottime prospettive di incremento dal momento che due grandi imprese (Piscicultura Netuno e Pescanova) sono ancora in fase di espansione. Viste le sue potenzialità, è in questa regione che si trovano i più grandi impianti di allevamento della tilapia, alcuni dei quali utilizzano gli stessi macchinari adottati dalla salmonicoltura cilena, cioè macchinari per la raccolta dei pesci, selezionatori automatici, gabbie in PAD (Polipropilene ad Alta Densità) da 240 m3 e alimentatori automatici. La genetica delle tilapie utilizzate negli allevamenti è un fattore importante e che pertanto è tenuto in notevole considerazione. Nello stato del Ceará la produzione di tilapie è concentrata in corrispondenza delle due grandi dighe Castanhão e Orós, rispettivamente di 6,7 e 2,1 miliardi di m3. A differenza di altri bacini del Brasile, questi ultimi non hanno lo scopo di produrre energia elettrica, ma di “immagazzinare” acqua dal momento che il periodo delle piogge in questa regione è piuttosto breve (solo 3 mesi l’anno). Il clima prevalentemente caldo nel corso dell’anno, il notevole volume di acqua immagazzinata e l’eccellente qualità della stessa sono fattori altamente favorevoli allo sviluppo dell’allevamento della tilapia all’interno di questi bacini. Informazioni statistiche relative all’anno 2006 (IBAMA, 2008) indicano una produzione di 17.000 t/anno. Tuttavia, negli ultimi anni si è manifestata una crescita accelerata dell’allevamento di questa specie; infatti, da recenti informazioni raccolte personalmente da produttori e da fornitori di mangimi, è possibile stimare che la produzione mensile di tilapie in questi due bacini sia nell’ordine delle 4.000 t, avvicinandosi alle 50.000 t/anno. È prevedibile un’ulteriore crescita della produzione dato che nuovi “Parques Aquícolas” sono stati autorizzati dal Ministero della Pesca e dell’Acquacoltura.

La regione del Nord

La regione brasiliana del Nord comprende gran parte della cosiddetta “regione amazzonica”, che costituisce la più estesa foresta caldo-umida del pianeta. Il suo clima è classificato come equatoriale umido, presentando medie annuali intorno ai 26ºC con modestissime variazioni nel corso dell’anno. Questa regione, insieme a quella del Centro-Ovest, concentra circa l’89% del potenziale di acqua dolce superficiale del Paese. Nonostante l’ampia disponibilità di acqua di questa regione, l’acquacoltura è ancora agli inizi, ma esiste un notevole potenziale, sia per quanto attiene alla gestione dell’attività di pesca sia per quanto attiene all’acquacoltura, che potrebbero trovare collocazione negli innumerevoli laghi di acqua dolce presenti nel Médio Amazonas, soprattutto qualora vengano realizzati accordi in materia di pesca e di gestione della pesca tra l’IBAMA (Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis) e le comunità che vivono lungo le sponde di questi laghi (Diegues, 2006). Le specie native dell’Amazzonia e del Pantanal negli ultimi anni hanno presentato una crescita costante del volume prodotto. La tendenza è che questa crescita continui ed è per questo che sono in fase di sviluppo nuove tecnologie per l’allevamento di queste specie. Attualmente si distacca dalle altre la produzione di tambaqui, con 26.622 tonnellate, di pacu con circa 10.625 tonnellate e di tambacu (ibrido del tambaqui con il pacu) con 10.989 tonnellate (IBAMA, 2006). Tuttavia, la specie che suscita maggiore interesse tra ricercatori e produttori è il pirarucu (Arapaima gigas), considerata la specie più promettente del Brasile, a condizione che il processo di riproduzione possa essere gestito in laboratorio. Anche altri aspetti devono ancora essere migliorati, come quelli connessi con la nutrizione e l’alimentazione, nonché quelli sanitari, ma la grande sfida del momento è il successo nella riproduzione e la possibilità, quindi, di produrre avannotti da destinare all’allevamento. Nel suo ambiente naturale questa specie può raggiungere i 200 kg di peso, mentre in allevamento è stato riscontrato un incremento di peso pari a 7-10 kg nel primo anno. Nel lavoro realizzato da Pereira-Filho et al. (2003) i pesci, del peso iniziale di 133,3 g, furono allevati per un periodo di 12 mesi alla densità di 1 pesce/3m2, alimentandoli con mangime estruso al 40% di proteina grezza, essendo una specie carnivora. Alla fine del periodo sperimentale (1 anno) i pesci presentavano un peso medio di 7,0 ± 1,1 kg, registrando una conversione alimentare di 1,5 e una produttività di 2,5 kg/m2. Oltre alle interessanti prestazioni zootecniche, questa specie si caratterizza per un’elevata resa in carcassa, dal momento che presenta una testa piccola e possiede una modesta quantità di visceri. L’assenza di spine sui muscoli laterali la rende particolarmente adatta alla produzione di grandi filetti, noti con il nome di “mantas”. Il gusto morbido e raffinato della sua carne ha destato l’interesse degli chef di grandi ristoranti.

Considerazioni finali sull’acquacoltura d’acqua dolce in Brasile

Il Brasile è conosciuto nel mondo per la sua ricchezza in termini di disponibilità di acqua dolce, di specie di pesci, di clima e di terre coltivabili. Queste caratteristiche appaiono decisamente favorevoli per la produzione di pesce in maniera diversificata. Tuttavia, si finisce per disperdere gli sforzi di ricerca e di sviluppo di tecnologie produttive adeguate, dal momento che si riscontrano molti indirizzi di ricerca su differenti specie, in differenti sistemi di allevamento e in differenti regioni. Le sfide per trasformare queste potenzialità di sviluppo in una produzione di acquacoltura sostenibile sono ancora grandi, ma il settore si sta organizzando e negli ultimi anni si sono realizzati numerosi interventi finalizzati alla migliore strutturazione dell’acquacoltura di acqua dolce. Le aspettative e le sfide lasciano intravedere uno scenario ottimistico per questa attività. I collegamenti tra i diversi anelli della filiera produttiva si stanno già rafforzando per l’avvio di una promettente crescita dell’acquacoltura. Sta arrivando il momento di trasformare il potenziale dell’acquacoltura in volume di pesce prodotto. Non si tratta di un eccesso di ottimismo, ma di una visione chiara della realtà. Le pedine sono sulla scacchiera; tocca ora ai “giocatori” esplorare le strategie più idonee per trasformare le potenzialità in realtà.

Fábio Rosa Sussel
Apta Centro Leste - UPD Pirassununga - Cachoeira de Emas
Pirassununga, SP, Brasil

Elisabete Maria Macedo Viegas
Faculdade de Zootecnia e Engenharia de Alimentos da USP
FZEA/USP, Jardim Elite - Pirassununga, SP, Brasil

Giuliana Parisi
Dipartimento di Biotecnologie Agrarie, Firenze

Bibliografia

Aguirre B.M.B. (1989), Pré-Diagnóstico da Aqüicultura no Sudeste e Sul do Brasil, Relatório à FAO, Fundação Instituto de Pesquisas Econômicas, USP, São Paulo.

Borghetti J.R. (2000), Estimativa da pesca e aqüicultura de água doce e marinha, in Conferências selecionadas na VI Reunião anual do Instituto de Pesca, Serie Relatórios Técnicos, 3, São Paulo.

Castagnolli N. (1996). Aqüicultura para o ano 2000, São Carlos, MCT-CNPq.

Diegues A.C. (2006), Para uma Aqüicultura Sustentável do Brasil, NUPAUB – Center for Research on Human Population and Wetlands in Brazil, USP. Artigos n. 3, Banco Mundial – FAO, São Paulo, 2006.

IBAMA – Instituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renováveis (2008), Estatística da pesca 2006 Brasil: grandes regiões e unidades da federação, Brasília, 174 p.

Pereira-Filho M., Cavero, B.A.S., Roubach R., Ituassú D.E., Gandra A.L., Crescêncio R. (2003), Cultivo do pirarucu (Arapaima gigas) em viveiro escavado, Acta Amazônica.

Secretaria Especial de Aquicultura e Pesca 2005, National Aquaculture Sector Overviews and prospective analysis of future aquaculture development (PAFAD), Brazil, Organizado por Felipe Suplicy, Brasília-DF.


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