Il Pesce nr. 1, 2010

Il cirripede Pollicipes pollicipes una prelibatezza galiziana

Rubrica: Pesca

Articolo di Arizza V., Vazzana M.,

(Articolo di pagina 72)



I Cirripedi, una sottoclasse dei crostacei altamente modificata, comprende per lo più specie marine. Il loro nome scientifico significa “dai piedi arricciati”. Questi crostacei sviluppano una corazza formata da sei placche calcaree dure che lasciano sporgere soltanto gli arti “pennuti”, detti cirri, che svolgono la funzione di alimentazione filtrando piccoli organismi planctonici i quali vengono poi convogliati all’interno della bocca. Sono organismi ubiquitari noti in Italia col nome di “dente di cane” (Balanus), ma anche come lepadi (Lepas).

Cirripede

Percebes (P. pollicipes) esposto su un banco di vendita presso il mercato de La Boqueria di Barcellona (Vazzana, 2007).

I Cirripedi sono generalmente ermafroditi; infatti, ogni individuo può essere all’evenienza maschio o femmina. Durante la riproduzione quelli che si comportano da maschi allungano a dismisura il loro organo copulatore, fino a farlo entrare all’interno della corazza del vicino che si sta invece comportando da femmina: ecco perché tendono a formare gruppi numerosi di individui. Gli spermi vanno a fecondare le uova conservate in uno speciale ovisacco. Dalla fecondazione fuoriesce una larva tipica dei crostacei denominata Nauplius Cypri, che è un componente dello zooplancton e, dopo un paio di settimane e qualche metamorfosi, si fissa e vive ancorata da adulta alle rocce, alle imbarcazioni o su animali. Tra le numerose specie di lepadiformi, una in particolare è di interesse gastronomico. Si tratta della Pollicipes pollicipes, conosciuta come “percebes” nella penisola iberica e “goose barnacle” nel resto mondo. Si riproduce principalmente sulla costa atlantica europea che va dalla Francia all’Africa del nord e vive attaccata alle rocce battute dalle onde. Proprio per questo motivo, la raccolta degli animali è particolarmente rischiosa e per i “perceberos” (pescatori) può essere fatale. Il fatto che questa pesca sia molto faticosa e pericolosa determina i prezzi alti della specie sui mercati.

Questa specie è particolarmente apprezzata in Spagna e Portogallo dove ve n’è un consumo massiccio e dove è diventato l’anima del commercio delle zone di produzione, in particolar modo in Galizia. Sotto il profilo commerciale, per essere maturo un crostaceo deve essere lungo almeno 5 cm e avere 1 cm di diametro. Se ne distinguono due varietà, quelli ancorati “al sole” (de sol), più tozzi e cicciotti, e quelli meno pregiati cresciuti sotto il livello del bagnasciuga (de sombra), più smilzi e acquosi. Si possono gustare crudi o scottati, sbollentandoli in acqua salata per 5 minuti, e mangiati a temperatura ambiente. Una vera delizia per i palati più fini degli amanti del mare. Per poterli gustare, basta staccare, con movimento rapido e sicuro, la “corazza” nel punto in cui è attaccata all’“unghia”. La corazza viene via lasciando scoperto una sorta di muscolo che è quello che si mangia. Il gusto è una sintesi dei sapori legati al mare: pesci, molluschi e crostacei, ma anche dell’odore dell’acqua di mare.

Purtroppo la grande richiesta del mercato incentiva una pesca intensiva del crostaceo e ciò, insieme alla lenta crescita dell’animale e alla mancanza di ambienti marini protetti, sta mettendo a serio rischio di estinzione le popolazioni autoctone di Pollicipes pollicipes.

Mirella Vazzana
Vincenzo Arizza
Dip. di Biologia Animale, Università degli Studi di Palermo


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