Edizioni Pubblicità Italia
Il Pesce nr. 1, 2010
Squali bianchi del Mare Mediterraneo
Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di De Maddalena A.
(Articolo di pagina 127)
Per raccogliere ed analizzare adeguatamente tutte le informazioni disponibili riguardo agli squali bianchi che vivono nel mare Mediterraneo nel 1996 è nata la “Banca Dati Italiana Squalo Bianco”, lo studio più estensivo mai realizzato nell’area su tale specie. Sino ad oggi è stato possibile raccogliere 549 segnalazioni di squali bianchi nell’intero bacino Mediterraneo. I dati raccolti forniscono informazioni su una moltitudine di aspetti, quali dimensioni, distribuzione, habitat, comportamento, riproduzione, dieta, pesca e pericolosità per l’uomo. La femmina di squalo bianco di 589 cm che venne catturata al largo di Maguelone e sbarcata a Sète, Francia, il 13 ottobre 1956, della quale è ancora oggi conservato un calco nel museo cantonale di zoologia di Losanna, è l’esemplare più grande ancora oggi tangibile e comprovabile esistente al mondo.
La femmina di squalo bianco di 589 cm che venne catturata al largo di Maguelone, Francia, il 13 ottobre 1956, della quale è conservato un calco nel museo cantonale di zoologia di Losanna (©Michel Krafft; per gentile concessione del museo cantonale di zoologia, Losanna).
Tuttavia, i dati raccolti nel Mediterraneo includono segnalazioni relative a ben 74 esemplari la lunghezza dei quali venne riportata come misurata o stimata oltrepassare le dimensioni di tale esemplare. In particolare, le dimensioni riportate per i seguenti casi devono essere ritenute attendibili: per una femmina catturata a Maiorca, Spagna, il 5 febbraio 1976, venne stimata una lunghezza di 610 cm; per una femmina catturata a Maiorca, Spagna, nel marzo 1969, venne stimata una lunghezza di 620 cm; per una femmina catturata a Ganzirri, Italia, il 19 giugno 1961, venne stimata una lunghezza totale di 666 cm; per una femmina catturata a Filfla, Malta, il 17 aprile 1987, è stata stimata una lunghezza di 668-681 cm totali; per una femmina catturata a Maiden’s Tower, nel Bosforo, Turchia, il 28 dicembre 1965 venne riportata una lunghezza di 700 cm. È così ormai comprovato che lo squalo bianco può raggiungere la lunghezza totale di 7 m. Sebbene nessun accoppiamento di squali bianchi sia stato osservato nel Mediterraneo, cicatrici che si presume fossero il risultato di “morsi d’amore” sono state osservate su femmine avvistate o catturate nell’area, in particolare sulla testa, sul tronco e sulle pinne pettorali. Lo squalo bianco deve avere una fecondità eccezionalmente bassa. Le segnalazioni di femmine gravide rimangono rarissime: solo 4 casi, dei quali uno dubbio, sono stati registrati. Il caso di una femmina catturata a Sciacca, in Sicilia, prima del 1904, gravida di 6 piccoli di 40 cm di lunghezza, è da ritenersi dubbio. Una femmina di 425 cm di lunghezza e del peso di 2.500 kg, venne catturata ad Alessandria d’Egitto nell’estate del 1934; la fonte riportò che sarebbe stata gravida di 9 embrioni lunghi 61 cm e pesanti 49 kg l’uno. Tale peso è chiaramente errato, ma è stato ipotizzato che si sia trattato di un semplice errore di scrittura o traduzione del dato: se 49 kg fosse stato il peso totale della figliata il dato sarebbe del tutto accettabile per degli embrioni a medio sviluppo. Una femmina di lunghezza superiore ai 500 cm venne presa a nord-ovest di Capo Bon, Tunisia, nel settembre 1992: era gravida di due embrioni a termine. Il 26 febbraio 2004 una femmina di squalo bianco di 587 cm venne catturata nel Golfo di Gabès, Tunisia; era gravida di 4 embrioni, 3 femmine ed 1 maschio, di lunghezza compresa tra 132 e 135 cm e di peso compreso tra 27,65 e 31,50 kg. I piccoli di lunghezza pari o inferiore a 150 cm registrati nell’area, ossia gli esemplari che possiamo verosimilmente considerare neonati, sono 20 (per due di questi è inoltre indicata la presenza di una recente cicatrice ombelicale). Per 13 di questi è noto il periodo di cattura, e quasi tutti, ossia 12 esemplari, sono stati registrati nei mesi tra maggio e agosto (2 esemplari in maggio di cui 1 dubbio, 3 in giugno, 3 in luglio e 4 in agosto), con l’eccezione di uno registrato in novembre.
Nel Mediterraneo i piccoli squali bianchi vengono quindi dati alla luce da maggio ad agosto. Dei 20 neonati, 9 sono stati registrati nel Canale di Sicilia (6 in Sicilia, 2 a Lampedusa e 1 in Algeria), 6 in Adriatico Nord-Orientale (5 dei quali in Croazia e 1 in Adriatico Nord-Orientale senza indicazione più precisa), mentre gli altri sono distribuiti variamente tra mare di Alboran1, mar Ligure1, mar Tirreno1 e mar Egeo2. I neonati registrati nel canale di Sicilia, unitamente alle 2 femmine gravide di piccoli a termine catturati nella medesima zona, lo indicano come l’area primaria nella quale le femmine danno alla luce i loro piccoli. I neonati registrati nell’Adriatico Nord-Orientale, suggeriscono che fino agli inizi del XX Secolo lo squalo bianco si riproducesse anche nelle acque croate. Le poche figliate registrate nel Mediterraneo vanno da 2 a 9 piccoli. Da precedenti studi è risultato che alla nascita i piccoli misurerebbero tra 120 e 151 cm; tuttavia, esemplari di 80 e 95 cm sono stati segnalati nel Mediterraneo, sebbene tali casi siano scarsamente documentati. Il canale di Sicilia, oltre che da area preferita per il parto, potrebbe fungere da area di nursery per i piccoli squali bianchi. Infatti, su 15 esemplari registrati aventi dimensioni comprese tra 151 e 200 cm, 7 sono stati registrati nel canale di Sicilia, mentre gli altri sono variamente distribuiti tra mar Tirreno4, Croazia2, Grecia1, Israele1. Ad eccezion fatta per tale possibile area di nursery, dai dati raccolti nel Mediterraneo non sembra esistere alcuna segregazione per taglia. Nelle segnalazioni registrate in Mediterraneo, il sesso è stato riportato per 123 esemplari, suddivisi in 39 maschi e 84 femmine. Ciò equivale a 1 maschio ogni 2,15 femmine. Il totale dei 549 o più (74 dubbi) esemplari segnalati nel mare Mediterraneo è ripartito come segue: Italia 242 o più (mar Ligure 25 o più; Sardegna 22; mar Tirreno 68; Sicilia 50; isole Eolie 1; isole Egadi 17; Pantelleria 4, isole Pelagie 9 o più; mar Ionio 3; mar Adriatico 41 o più; località ignota 3); Croazia 70 o più; Spagna 51 (Spagna continentale 13, isole Baleari: 38); Francia 45 o più (Francia continentale 43 o più, Corsica 2); Tunisia 31 o più; Malta 14; Grecia 8; Turchia 23; Algeria 4; Slovenia 3; Montenegro 2; Cipro 1; Israele 1; Egitto 1; Libia 1; Marocco 1; Bosnia 0; Albania 0; Siria 0; Libano 0. Vi sono poi le seguenti segnalazioni che sono prive di una localizzazione in una data nazione: mare Mediterraneo senza specificazione della nazione 42; mare Adriatico senza specificazione della nazione 9. Quindi le segnalazioni sono più numerose, nell’ordine, nelle seguenti nazioni: Italia, Croazia, Spagna, Francia, Tunisia, Turchia e Malta. Nelle altre nazioni il numero di segnalazioni è di entità trascurabile. Le aree dalle quali proviene il maggior numero di segnalazioni sono, nell’ordine: mare Adriatico, mar Tirreno, canale di Sicilia, mare delle Baleari, Golfo del Leone, mar Ligure, mar Egeo, mar di Marmara, mar Ionio. Negli altri mari il numero di esemplari segnalato è di entità trascurabile.
L’entità della popolazione mediterranea di squali bianchi è andata però mutando considerevolmente nel corso del tempo. Alcune delle aree citate hanno visto diminuire maggiormente la consistenza numerica di segnalazioni della specie, specialmente il mare Adriatico e, in particolare, le acque croate, e quindi il Golfo del Leone, il mar Ligure, il mare delle Baleari ed il mar di Marmara. Ai nostri giorni la specie appare rara ovunque; zone dalle quali pervengono comunque più segnalazioni sono il mare Tirreno, il canale di Sicilia e il mare Adriatico. Casi relativi ad esemplari giunti a meno di 50 m dalla riva provano che eccezionalmente lo squalo bianco si può avvicinare molto alla costa: un attacco a un subacqueo è avvenuto il 6 ottobre 2008 a 10 m dalla riva nella baia di Mala Smokova, isola di Lissa, Croazia. Questo predatore, nel Mediterraneo così come altrove, frequenta le aree vicine alle secche, le isole, gli stretti, i canali, dove può reperire un maggior numero di prede. Questi squali prediligono le acque superficiali. Nel Mediterraneo, la massima profondità registrata sino ad oggi per un’immersione di tale specie è di 130 m, registrata al largo di Marzamemi, Sicilia. In generale sembra che gli squali bianchi non abbiano un proprio territorio; possono però mostrare filopatria, ossia una speciale preferenza per una data area dove si mantengono o nella quale ritornano periodicamente. Casi registrati nel Mediterraneo nei quali sembra che un esemplare di squalo bianco sia rimasto per più giorni in una medesimo luogo o che vi abbia fatto ritorno entro pochi giorni, sono stati riportati nelle seguenti località e periodi: nell’agosto 2001 a Torre delle Stelle alias Capo Torre Finocchio in Sardegna, nel giugno 1721 a Ponte della Maddalena a Napoli, nel giugno 1978 nel Golfo di Venezia, nell’agosto 1938 all’Enfola, isola d’Elba, nel settembre 1956 sulla secca del Faro al Circeo, nell’agosto-settembre 1962, poi all’inizio dell’estate 1960 e ancora nel novembre 1964 sulla secca del Quadro al Circeo, nel gennaio-maggio 1989 nel canale di Piombino, nel maggio 1990 nello stretto di Messina, a fine settembre 1986 tra Rimini e Pesaro, tra fine agosto e inizio settembre 1934 tra Rijeka, Kraljevica e Susak, Croazia, nel 1993 a Paphos, Cipro.
È emerso in maniera chiara che nel Mediterraneo i movimenti degli squali bianchi dipendono strettamente da quelli dei tonni rossi atlantici (Thunnus thynnus). Le segnalazioni di squali bianchi sono di gran lunga più frequenti nei mesi da maggio a settembre, e le aree dove la specie è più abbondante coincidono con le aree di maggiore abbondanza di tonni rossi. Non sembra però che gli squali bianchi siano soliti seguire i tonni nelle loro migrazioni attraverso lo Stretto di Gibilterra. I 107 casi registrati recanti informazioni sull’alimentazione dello squalo bianco, includono: descrizione dei contenuti stomacali, eventi predatori, alimentazione su carcasse, e segnalazioni di animali recanti segni di morsi imputabili a squali bianchi. Nel Mediterraneo il predatore basa la sua dieta in primo luogo sui pesci ossei (specialmente tonni), in secondo luogo sui cetacei (specialmente delfini) e quindi sulle tartarughe marine. In misura minore si rivolge poi a elasmobranchi (in particolare squali), molluschi e uccelli. Sono stati registrati 46 casi di alimentazione su pesci. Di questi, 7 sono relativi a pesci non identificati, 34 a pesci ossei, e 5 a pesci cartilaginei. I 34 casi relativi ad alimentazione su pesci ossei sono così suddivisi: 17 si riferiscono a tonni non identificati (Thunnus sp.), 1 a tonno rosso (Thunnus thynnus), 1 a tonno alalunga (Thunnus alalunga), 3 a palamita (Sarda sarda), 1 a sgombro (Scomber scombrus), 6 a pesce spada (Xiphias gladius), 1 a cefalo (Mugil sp.), 1 a sardina (Sardina pilchardus), 1 a cernia, 1 a scorfano (Scorpaena sp.) e 1 a dentice (Dentex dentex). I 5 casi relativi a pesci cartilaginei sono così suddivisi: 1 si riferisce a raiforme (manta o razza non meglio identificata), 1 a squalo mako dalle pinne corte (Isurus oxyrinchus), 2 a pesce volpe (Alopias sp.) e 1 a verdesca (Prionace glauca). Sono stati registrati 42 casi di alimentazione di squali bianchi su mammiferi marini. Di tali casi solo 1 si riferisce a un pinnipede, mentre i restanti 41 si riferiscono a cetacei. Vi è un unico caso registrato di alimentazione su foca monaca (Monachus monachus). Per quanto concerne i 40 casi di alimentazione su cetacei, 22 casi si riferiscono a delfini non meglio identificati, 1 a delfino comune (Delphinus delphis), 3 a stenella striata (Stenella coeruleoalba), 6 a tursiope (Tursiops truncatus), 2 a focena comune (Phocoena phocoena), 2 a capodoglio (Physeter macrocephalus), 1 a grampo (Grampus griseus), 2 a balenottera comune (Balaenoptera physalus) e 2 a balenottera non meglio identificata.
Dai 34 casi registrati relativi ad alimentazione su delfinidi emerge chiaramente che nel Mediterraneo questi cetacei sono un elemento frequente nella dieta dello squalo bianco. Sono stati inoltre registrati 9 casi di alimentazione su mammiferi terrestri, inclusi cane (Canis lupus familiaris), gatto (Felis silvestris catus), capra (Capra hircus), agnello (Ovis aries), maiale (Sus domesticus), vitello (Bos taurus) e cavallo (Equus caballus). In tali casi si suppone che per lo più gli squali bianchi si siano limitati ad alimentarsi di carcasse. Per quanto concerne i rettili marini, sono stati registrati 10 casi di alimentazione su tartarughe marine. In 4 di questi la specie non è stata riportata, mentre in 5 si è trattato di tartaruga marina comune (Caretta caretta) e in 1 di tartaruga marina verde (Chelonia mydas). I casi relativi ad alimentazione su molluschi sono 2: uno relativo a molluschi non meglio identificati, l’altro a calamari. Si hanno infine 4 casi di alimentazione su uccelli, 3 dei quali su gabbiani. Sono stati inoltre registrati 17 casi di esemplari che avevano ingerito oggetti non commestibili. Nello studio degli attacchi di squali bianchi all’uomo non sono stati presi in considerazione i 13 casi relativi ad esseri umani trovati nello stomaco di squali bianchi. In questo tipo di casi è per lo più impossibile stabilire se si sia trattato di attacchi a persone vive o di casi di alimentazione su cadaveri. I casi di attacchi registrati nel Mediterraneo sono 51 (dal 1721 al 2008), dei quali comunque 13 sono dubbi, o perché l’identità della specie non è confermata in maniera certa, o perché esistono dubbi sull’autenticità del caso stesso. Per contro, in 4 casi lo squalo avrebbe lasciato denti o frammenti di denti nell’imbarcazione attaccata e in 1 caso nel corpo della vittima; in 3 di questi casi i frammenti di denti sarebbero stati esaminati da biologi marini. L’esito dell’attacco è stato fatale in 17 casi, mentre gli attacchi che sono stati riportati come non fatali sono 16 (includendo 2 casi dubbi); per altri 18 casi (includendo 11 casi dubbi) l’esito dell’attacco non è indicato.
Nel Mediterraneo, così come altrove, nella maggior parte dei casi l’attacco termina dopo il contatto iniziale e lo squalo non mangia né uccide la vittima. Il tasso di mortalità è elevato (33,33%), ma il decesso è solitamente il risultato della perdita di sangue. La maggior parte di attacchi non possono quindi essere motivati dalla fame. Solo in 2 casi (dei quali 1 è dubbio) è stato riportato che l’attacco sarebbe stato provocato, mentre gli attacchi riportati come non provocati sono 18 (dei quali 1 è dubbio). Per gli altri 31 attacchi (dei quali 11 sono dubbi) non è noto se siano stati provocati o non provocati. Gli attacchi registrati nel Mediterraneo sono così distribuiti (per nazioni): Spagna 1 (dubbio); Francia 5 (inclusi 2 dubbi); Italia 26 (inclusi 7 dubbi); Slovenia 1; Croazia 10 (incluso 1 dubbio); Montenegro 1; Grecia 2; Turchia 1 (dubbio); Malta 4 (incluso 1 dubbio). Gli oggetti degli attacchi sono i seguenti: imbarcazioni: 22 (inclusi 8 dubbi); bagnanti 13 (inclusi 2 dubbi); subacquei 11; surfista 1 (dubbio); oggetto non specificato 4. Per lo più gli squali bianchi evitano di avvicinare gli esseri umani se non vi siano attività di pesca in corso. In molti casi gli squali bianchi hanno avvicinato subacquei e bagnanti senza mostrare alcun segno di aggressività. Lo squalo bianco è ed è stato in passato soprattutto vittima di cattura accessoria di diversi tipi di pesca. Tuttavia, un tempo, nel Mediterraneo è esistita anche una pesca mirata, in particolare nel mare Adriatico Orientale e nello stretto di Messina. Essendo sempre stato lo squalo bianco una specie poco abbondante nella maggior parte del Mediterraneo, non vi è mai stato un forte interesse nei suoi confronti da parte dei pescatori. Il totale delle catture registrate ammonta a 375 esemplari. Queste vengono divise come segue: 237 catturati con attrezzo non specificato, 27 con rete di tipo non specificato, 70 in tonnara e tonnarella, 1 con rete a circuizione, 10 con rete da posta, 3 con palangaro, 13 con lenza, 1 con nassa per gamberi, 9 con arpione, 2 con cappio e 1 con fucile. Dei 10 catturati con rete da posta, 4 sono stati presi con tramaglio, 2 con spadara, 1 con thonaille, 1 con palamitara e 2 con tipo non specificato (ossia 4 con rete da posta fissa, 3 con rete da posta derivante, mentre in altri 3 casi non è specificato). Dei 3 catturati con palangari, in 1 caso si è trattato di un palangaro da fondo, e in 2 il tipo non è specificato.
Gli squali bianchi sono assai vulnerabili avendo tempi di maturazione sessuale lunghi, bassissima fecondità, lunga gestazione e producendo pochi piccoli. Tempo addietro gli avvistamenti e le catture di squali bianchi nel Mediterraneo sono stati certamente molto più abbondanti di oggi. Nel decennio 1989-1998, le segnalazioni di squali bianchi nel Mediterraneo sono state 76, mentre nel decennio seguente, 1999-2008, sono state 42. C’è stata quindi una diminuzione del 44,74% delle segnalazioni, che potrebbe verosimilmente rispecchiare un simile decremento della specie nel Mediterraneo. Lo squalo bianco è incluso nell’appendice 2 del “Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e sulla Biodiversità” della Convenzione di Barcellona del 1996 e dal 1999 è formalmente protetto nelle acque italiane e maltesi. Nel 2007 il Consiglio della Comunità europea ha stabilito che alle navi comunitarie e di Paesi Terzi, in tutte le acque comunitarie, è vietata la pesca, la detenzione a bordo, il trasbordo e lo sbarco degli squali bianchi. Il divieto si applica inoltre alle navi comunitarie anche in tutte le acque non comunitarie.
Alessandro De Maddalena
Presidente Società Ittiologica Italiana
Membro Gruppo Mediterraneo di Ricerca sugli Squali
Membro Gruppo Mediterraneo di Ricerca sugli Squali
Bibliografia
De Maddalena A. (2002), Lo squalo bianco nei mari d’Italia. Ireco, Formello, 144 pp.
De Maddalena A. (2007), Great white sharks preserved in European Museums, Cambridge Scholars Publishing, Newcastle upon Tyne, 103 pp.
De Maddalena A., Bänsch H. (2008), Squali del Mare Mediterraneo, Class Editori, Milano, 240 pp.
De Maddalena A., Révelart A.-L. (2008), Le grand requin blanc sur les côtes françaises, Turtle Prod Éditions/Média Plongée, Hyéres, 84 pp.
Kabasakal H. (2003), Historical records of the great white shark, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) (Lamniformes: Lamnidae), from the Sea of Marmara. Annales, Series historia naturalis, 13(2): 173-180.
Kabasakal H., Özgür Gedikoǧlu S. (2008), Two new-born great white sharks, Carcharodon carcharias (Linnaeus, 1758) (Lamniformes; Lamnidae) from Turkish waters of north Aegean Sea, Acta Adriatica. 49(2): 125-135.
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