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Eurocarni nr. 8, 2010
Assocarni e Assalzoo delineano "L’allevamento per un mondo sostenibile"
Rubrica: Convegni
(Articolo di pagina 85)
Si è svolto lo scorso 23 giugno a Roma, presso il Westin Excelsior Hotel, il convegno “L’allevamento per un mondo sostenibile” organizzato da Assalzoo e Assocarni.â€ï¿½Sulla base dei dati presentati da INEA–Istituto Nazionale di Economia Agraria, il settore zootecnico è stato scagionato dal ruolo di principale imputato nell’emissione di gas ad effetto serra. È emerso per la prima volta che il settore zootecnico, con opportuni interventi strutturali, può convertire le proprie emissioni in energia fino ad avere un impatto sull’ambiente pari a zero.â€ï¿½
Da sinistra Luigi Cremonini, Luigi Scordamaglia e Giordano Veronesi.
Dopo l’apertura dei lavori, ufficializzata dal cav. Luigi Cremonini in qualità di presidente Assocarni, da Giordano Veronesi, presidente onorario Assalzoo, e del ministro della Salute Ferruccio Fazio, la sessione dei relatori è iniziata con l’atteso intervento di Samuel Jutzi, direttore della Divisione Produzione e Sanità Animale della FAO. Nella sua visione equilibrata dell’allevamento, Jutzi ha ripercorso l’andamento macroeconomico della domanda di carne, in costante aumento, del numero di capi allevati (anch’esso in trend di crescita ad un tasso tra il 4 e l’8% annuo) e del trade mondiale, spinto al continuo rialzo grazie alla pressione esercitata da Cina e India. Jutzi ha poi sottolineato il ruolo della sicurezza alimentare nello sviluppo dell’allevamento, con maggiori investimenti e innovazioni nel settore. Dal convegno è emerso comunque un messaggio chiaro: la soluzione del riscaldamento globale non è perseguibile attraverso proclami a favore di una riduzione del consumo di carne. Le abitudini alimentari rimarrebbero infatti le stesse, mentre la zootecnia europea verrebbe penalizzata a favore delle importazioni di carni da altri Paesi.
È quanto ribadito dallo studio presentato dal direttore di INEA, Alberto Manelli, che ha evidenziato come la zootecnia italiana incida solo per il 3,5% delle emissioni di gas ad effetto serra (e quella dell’Europa a 15 per il 5,0%), rispetto al comparto energetico che contribuisce invece per l’89%. «Lo sviluppo non è sostenibile senza la zootecnia» ha ribadito con forza Manelli. «Senza la produzione di carne lo sviluppo non è sostenibile in un contesto in cui, ricordiamolo, l’agricoltura cattura più carbonio di quanto ne emette. L’agricoltura è il settore più penalizzato dai cambiamenti climatici e senza dubbio è anche quello che ha maggiore interesse ad una regolamentazione di queste problematiche». Manelli, oltre a citare un recente studio OCSE che mette a confronto produzioni agricole e zootecniche per emissione gas a effetto serra e apporto nutrizionale, si è poi soffermato sull’annosa questione dei prezzi, che oggi presentano una marginalità troppo bassa che rende difficile la tutela degli aspetti ambientale e sulla necessità di recuperare il biogas. Il direttore di INEA ha quindi concluso sottolineando il ruolo multifunzionale dell’agricoltura, che va pensata e gestita cercando di superare barriere di carattere tecnico, sociale, economico ed ambientale.
È intervenuta anche la parlamentare europea Mairead McGuinness, condannando le posizioni fondamentaliste di chi sfrutta il tema del cambiamento climatico come strumento di proselitismo a favore di correnti animaliste o vegetariane. «In questa delicata fase di riforma della PAC, nel dibattito acceso tra produzione zootecnica e politica ambientale, la parola passa ora ai politici, che si trovano a dover prendere decisioni che avranno un impatto sul prossimo futuro» ha detto McGuinness ai partecipanti. «Dal mio punto di vista l’allevamento per un mondo sostenibile — titolo di questo incontro — deve essere inteso come un’opportunità e non come una minaccia. In questo dibattito spesso acceso e confuso da posizioni polarizzate (come ad esempio Paul McCartney che in Parlamento Europeo ha invitato tutti a non mangiare carne!) è fondamentale mantenere un atteggiamento aperto. Esiste una forte interrelazione tra sicurezza alimentare, tematiche ambientali e benessere animale ed occorre impostare una discussione leale, antidogmatica e trasparente» ha sottolineato con forza McGuinness. «L’Unione Europea e il settore agricolo hanno già fatto tanto per ridurre le emissioni ma ciò non basta. C’è ancora molto lavoro: abbiamo bisogno di ricerche più affidabili, dobbiamo coinvolgere di più gli allevatori e impostare un dibattito globale su basi scientifiche e non ideologiche».
La parola è poi passata al presidente del Cogeca (Comitato generale della cooperazione agricola dell’Unione Europea), Paolo Bruni, che ha evidenziato quanto sia fondamentale mantenere un adeguato sostegno al settore agricolo al fine di garantire sia la capacità di approvvigionamento che la sicurezza alimentare a favore dei 500.000 cittadini europei ribadendo che «occorre difendere le attività dell’industria alimentare, prima in Europa».â€ï¿½ Nella tavola rotonda che ha fatto seguito agli interventi, coordinata da Ernesto Diffidenti, giornalista di Il Sole 24 Ore, si sono alternate voci e visioni di rappresentati autorevoli del Parlamento Europeo, della Commissione Europea e della Commissione Agricoltura in Italia.
Da sinistra: Lea Pallaroni, segretario generale Assalzoo, e François Tomei, direttore Assocarni.
«Troppa paura verso l’innovazione, come per gli OGM. Troppe paure che, pur non avendo un fondamento scientifico, danneggiano intere filiere. Anche in ambito ambientale, quindi, è necessario “far parlare la scienza” e basarsi su dati oggettivi e condivisi a livello mondiale»: è quanto ha affermato il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro. «Non dimentichiamo poi il problema della disponibilità di prodotto: il tasso di crescita della domanda mondiale di prodotti agroalimentari è il doppio rispetto al tasso di crescita dell’offerta, e tutto ciò in un contesto all’interno del quale non ci sono più terre disponibili. C’è un problema legato agli stili di vita che variano (ad esempio l’incremento dei consumi di carne in Cina e India). Nel delineare oggi il futuro della PAC non ci possiamo permettere il lusso di abbandonare la zootecnia nell’Unione Europea. Dobbiamo abbandonare le posizioni ideologiche, produrre di più e inquinare di meno!».
Il vicepresidente di Assocarni Luigi Scordamaglia, esprimendo l’orgoglio di appartenere a questo settore per l’impegno, la professionalità e gli investimenti fatti, ha evidenziato come oggi, per la prima volta, siano emersi dati e tesi scientifici ed oggettivi fuori dal clima di confronto ideologico che fino ad ora ha condizionato la discussione. Dopo un attacco fallito dal punto di vista nutrizionale, la carne viene attaccata per il suo impatto ambientale, distorcendo strumentalmente i dati ed omettendo di evidenziare che l’agricoltura e la zootecnia italiana hanno un ruolo da protagonista nella difesa dell’ambiente. La tutela dell’ambiente è fondamentale e la sua protezione non passa attraverso la distruzione della produzione zootecnica.â€ï¿½
Il presidente onorario di Assalzoo Giordano Veronesi ha infine evidenziato il ruolo importante dell’industria mangimistica che contribuisce in modo determinante alla crescita dell’allevamento in termini di efficienza e di efficacia. Oggi, ha affermato Veronesi, sembra un paradosso ma in Italia 1 kg di pollo costi come un caffè al bar; allo stesso prezzo si ottengono 3 litri di latte o sedici uova. E se un chilo di pane si paga tra i 3,56 euro e i 4 euro, occorre invece solo 1,18 euro per 1 kg di maiale a peso vivo. Tutto questo è in gran parte possibile anche grazie al lavoro fatto dall’industria mangimistica, che ha saputo offrire tecnologia ed efficienza negli allevamenti, abbattendo drasticamente i costi, contribuendo, al contempo, anche a ridurre il loro impatto sull’ambiente.
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