Eurocarni nr. 8, 2010

Regole più chiare per l’etichettatura alimentare e obbligatorietà delle informazioni nutrizionali

Le etichette poste sugli alimenti devono obbligatoriamente fornire le informazioni nutrizionali, secondo quanto ha stabilito il Parlamento lo scorso giugno. I deputati hanno invece respinto la proposta del "metodo a semaforo"...

Rubrica: Commissione europea

(Articolo di pagina 22)


Approvando la relazione di Renate Sommer (PPE, DE), per 559 contro 54 con 32 astensioni, i deputati del Parlamento europeo hanno deciso di migliorare la legislazione sulle etichettature alimentari al fine di garantire ai consumatori la possibilità di compiere scelte basate su informazioni precise, evitando però di creare oneri amministrativi e finanziari eccessivi per l’industria alimentare.

Etichettatura nutrizionale obbligatoria - I deputati hanno votato a favore della proposta della Commissione di introdurre l’obbligo di indicare sulle etichette le quantità di grassi, acidi grassi saturi, zuccheri e sale e chiedono inoltre l’aggiunta di proteine, carboidrati, fibre, grassi trans naturali e artificiali. Per aiutare i consumatori a confrontare le diverse offerte di alimenti, i deputati hanno richiesto anche che l’informazione sugli elementi nutritivi e sulla quantità di energia sia indicata su 100 g o 100 ml e che ne sia assicurata la leggibilità, tenendo conto di criteri come le dimensioni e o stile dei caratteri.

Estensione dell’obbligatorietà del Paese d’origine - I deputati hanno proposto l’estensione dell’etichettatura obbligatoria sul Paese d’origine — oggi in vigore per alcuni alimenti come carne, miele e olio d’oliva — a tutti i tipi d carne, pollame, prodotti lattiero-caseari, e altri prodotti a base di un unico ingrediente. L’estensione potrebbe essere sottoposta ad una valutazione d’impatto preventiva.

Paese d’origine: norme specifiche per carni e pesce - Per carne, pollame e pesce, l’etichettatura sul Paese d’origine deve essere disposta anche quando sono utilizzati come ingredienti in prodotti alimentari trasformati. In particolare, per quanto riguarda la carne e il pollame, l’indicazione del Paese di origine può essere fornita in rapporto ad un unico luogo solo nel caso in cui gli animali siano nati, allevati e macellati nello stesso paese. Per le carni e i prodotti alimentari contenenti carne, il Paese di origine è definito come il Paese nel quale l’animale è nato, è stato allevato per la maggior parte della sua vita ed è stato macellato. Qualora si tratti di luoghi diversi, quando si fa riferimento al “Paese di origine”, devono essere indicati tutti e tre i luoghi. Nel caso si tratti di carne da macellazione senza stordimento, secondo alcune tradizioni religiose, l’etichettatura deve precisarlo.

No al “metodo a semaforo” - Una forte maggioranza dei deputati ha respinto la proposta dei gruppi S&D, Verdi/ALE e GUE di introdurre il “metodo a semaforo”, per indicare con simboli colorati di verde, ambra e rosso la quantità relativa di energia, grassi, zucchero, ecc... contenuta negli alimenti.

Sì al controllo sui profili nutrizionali - Per un solo voto, i deputati hanno deciso di non seguire la raccomandazione della Commissione Ambiente e Salute e di non modificare la legislazione esistente che prevede che sia l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) a stabilire la veridicità dei cosiddetti “profili nutrizionali”. I deputati , infatti, hanno ritenuto che “si sostiene che il consumo di alcuni prodotti immessi sul mercato alimentare (es, i fiocchi di cereali) comporti a lungo andare un dimagrimento. I consumatori possono essere tratti in inganno se tali indicazioni vengono apposte su un prodotto per questioni commerciali”.

Esenzione per bevande alcoliche - I deputati hanno inoltre sostenuto l’esenzione dall’etichettatura nutrizionale obbligatoria per le bevande alcoliche, con l’eccezione di quelle miste, i cosiddetti “alcopops”, specificamente rivolti ad un pubblico giovanile, che devono essere chiaramente separati dalle bevande rinfrescanti nei punti di vendita.

Entrata in vigore - Non si prevede un accordo rapido col Consiglio ed è quindi probabile che il testo ritorni in Parlamento per una seconda lettura. Una volta che la legislazione sarà adottata, l’industria alimentare avrà 3 anni per adattarsi alle nuove regole. Le imprese di minori dimensioni, con meno di 100 lavoratori e un fatturato annuo sotto i 5 milioni di euro, potranno invece beneficiare di un periodo di 5 anni. Infine, i deputati vogliono che le imprese che confezionano gli alimenti artigianalmente siano escluse dalle nuove regole.

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