Edizioni Pubblicità Italia
Eurocarni nr. 8, 2010
Bse, la Commissione europea prepara il piano d’azione 2010 – 2015
Rubrica: La pagina scientifica
Articolo di Piscopo A.
(Articolo di pagina 149)
Introduzione - Durante il boom economico-industriale degli anni passati l’allevamento intensivo veniva arricchito dalla possibilità di inserire nella catena alimentare animale cibi contenenti proteine animali (total feed ban). La messa in campo di un nuovo modello di nutrizione doveva significare, per gli animali da reddito, migliori “performance produttive” quantizzabili nel tempo (più carne e più latte in minor tempo). Madre natura, ribellatasi a questo sistema produttivo, ha generato animali da reddito, e in particolare ruminanti, sensibili ad una patologia spongioso-degenerativa, ovvero alla Bse. Questa malattia colpisce i ruminanti in particolari organi d’elezione quali il cranio, gli occhi e il cervello, gli intestini e il midollo spinale la colonna vertebrale, le tonsille, la milza, ecc… Gli organi d’elezione, definiti Materiale Specifico a Rischio (MSR), sono eliminati dalla catena alimentare animale e umana e avviati alla distruzione. Il monitoraggio della Bse avviene attraverso l’attuazione di test di laboratorio, che permettono di individuare gli animali positivi. Casi che non sarebbero individuabili con la sola sorveglianza passiva intra vitam. Dall’emergere della malattia (1994) ad oggi si è registrata un’inversione di tendenza che ha portato, nell’arco temporale di 15 anni, ad una quadratura del monitoraggio della Bse, riducendo i casi di positività in tutti gli Stati Membri.
L’evoluzione della Bse - Nell’Unione Europea, dal 1994 ad oggi, sono state adottate misure sanitarie a difesa della salute animale e umana. Tale monitoraggio, effettuato sulle industrie di trasformazione degli animali da reddito in carne (macelli) e sugli allevamenti di animali specie-sensibili alle Tse, ha riguardato un “pacchetto di misure” inerenti la rimozione di tessuti e organi a rischio di infettività da Bse, il loro divieto per il consumo umano e la proibizione in materia di alimentazione animale di cibi contenenti proteine animali. A ciò va aggiunto il sistema dei test rapidi a tutti i bovini macellati per il consumo umano e a quelli appartenenti alla popolazione a rischio, quali gli animali macellati d’urgenza e gli animali morti in allevamento. Nel tempo il “pacchetto di misure” anti-Bse è stato ridotto in rapporto alle nuove cognizioni scientifiche e al limite di età dell’animale, elementi che, in relazione all’evoluzione della malattia, hanno determinato il raggiungimento di nuovi traguardi. Il monitoraggio della Bse è lo strumento per mezzo del quale le autorità competenti sono riuscite sia a ridurre il fenomeno della malattia che a proteggere i cittadini-consumatori. Inoltre, è il mezzo che serve ai gestori del rischio (Commissione europea, Parlamento europeo e Stati Membri dell’UE) per valutarne l’evoluzione negli animali specie sensibili alle Est-Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili e vagliare l’efficacia delle misure di controllo messe in atto. Al monitoraggio della Bse e all’efficacia delle misure di controllo messe in pratica sono interessati anche i centri di Referenza per le Encefalopatie animali (per l’Italia gli IZS) e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa). Partendo da quest’ultimo aspetto, l’aggiornamento delle misure di controllo per il monitoraggio della Bse prende corpo dall’inquadramento giuridico nell’ordinamento della materia che fa riferimento al Regolamento CE n. 999/2001 e che istituisce i principi generali della sicurezza alimentare, definendo le misure di prevenzione e controllo delle Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili. Ferma restando la validità giuridica del Regolamento CE n. 999/ 2001, il variato quadro normativo è frutto, come già ricordato, di nuovi aggiornamenti scientifici e di nuovi parametri di valutazione che, in relazione ai punti cardine previsti dal suddetto Regolamento, hanno come riferimento l’età dell’animale derivata da test di laboratorio effettuati per valutare la positività o meno alla malattia e l’eliminazione di tessuti e organi a rischio di infettività da Bse. In sostanza, l’evoluzione della Bse, dal suo emergere ad oggi, s’impernia su alcuni aspetti tecnici fondamentali relativi al monitoraggio della malattia che sono ancorati al Regolamento fondante che disciplina la materia, il quale ha però subito profonde modificazioni in base alle nuove acquisizioni scientifiche che ne hanno variato l’assetto normativo e, in particolare, rispetto al limite di età dell’animale per ciò che riguarda l’effettuazione dei test di laboratorio e per l’eliminazione dei Materiali Specifici a Rischio.
La Bse in Italia e in Europa - L’art. 6, paragrafo 1 ter, del Regolamento CE n. 999/2001, recante disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune Encefalopatie Spongiformi, ha introdotto la possibilità, da parte degli Stati Membri, di poter accedere ad una sorveglianza attiva modificata nel caso sia possibile dimostrare un miglioramento della situazione epidemiologica della Bse. L’Italia, nel luglio del 2008, ha presentato una domanda di revisione del proprio programma annuale di controllo della Bse valutato positivamente da uno specifico gruppo ad hoc istituito dalla Commissione UE. Nello stesso periodo il gruppo BIOHAZ, costituito da esperti scientifici sui pericoli biologici dell’Efsa, ha emesso due pareri scientifici riguardanti il monitoraggio della Bse in alcuni Stati Membri. In particolare il gruppo BIOHAZ ha evidenziato un basso livello di pericolo qualora fosse stato innalzato il limite di età per la sorveglianza del bestiame considerato “a rischio” di Bse. In conseguenza di ciò, il parere scientifico ha riguardato la modifica di sorveglianza attiva della Bse su tutti i bovini di età superiore ai 48 mesi appartenenti alle categorie a rischio:
- macellazione regolare;
- macellazione d’urgenza;
- macellazione differita;
- animali agonizzanti e/o morti durante il carico e il trasporto al macello;
- animali morti in allevamento.
Sulla base delle valutazioni positive espresse dallo specifico gruppo ad hoc istituito dalla Commissione UE e del parere emesso dal gruppo BIOHAZ dell’EFSA, la Commissione, con Decisione 2008/908/Cee, ha approvato una modifica della sorveglianza attiva innalzando a 48 mesi il limite di età dei bovini ai fini del campionamento per il test-rapido di Bse. La Decisione sui possibili cambiamenti del regime di monitoraggio ha riguardato i primi 15 Paesi che hanno aderito alla fondazione dell’UE. Gli Stati Membri sottoelencati hanno presentato alla Commissione domanda di revisione del proprio programma annuale di Bse: Belgio; Danimarca; Germania; Irlanda; Grecia; Spagna; Francia; Italia (nota del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 23-12-2008 emanata a seguito della Decisione della Commissione Cee del 28 novembre 2008, che autorizza il nostro Paese a rivedere il proprio programma annuale della Bse); Lussemburgo; Paesi Bassi; Austria; Portogallo; Finlandia; Svezia; Regno Unito. Questi Stati Membri sono soggetti alla sottoposizione del test rapido per la Bse a un limite di età per le specie animali a rischio-sensibili alla Bse superiore di 12 mesi, con passaggio, quindi, da 24 mesi (fino al 31 dicembre 2008) a 48 mesi (a partire dall’1 gennaio 2009). I bovini che sono nati negli Stati Membri non presenti in questa lista devono essere campionati con il sistema previgente al 31 dicembre 2008 (24 mesi per le categorie a rischio e 30 mesi per le categorie di animali regolarmente macellati), indipendentemente dal fatto di aver soggiornato o meno in Stati Membri autorizzati ad effettuare la nuova sorveglianza (vedi Tabella 1).
Piano d’azione 2010-2015 - L’Europa ha affrontato l’emergenza Bse con un approccio risultato vincente nei confronti di una malattia che ha suscitato tanto scalpore e paura agli albori, quando ha preso corpo nel panorama continentale europeo e extraeuropeo, con effetto aversivo nei confronti del processo di industrializzazione agricolo-zootecnica connesso alla somministrazione agli animali da reddito di cibi contenenti proteine animali. Inutile ricordare i danni subiti dalla Comunità europea in termini di salute animale e umana oltre che economici, nonché l’azione pressante subita dai governi e dai cittadini-consumatori da parte dei media che hanno condizionato, a ragione o a torto, in senso fuorviante, determinate scelte di campo che potevano essere monitorate dai gestori del rischio in modo più appropriato. L’Europa è uscita vincente nel contrastare la malattia adottando una politica sanitaria diretta al sistema Bse-bestiame, di volta in volta adeguata alla situazione del Paese Membro o della zona o Regione a rischio geografico di Bse. Di conseguenza, nel tempo, si sono apportati degli aggiustamenti in merito alle posizioni relative ad un sistema di categorizzazione che ha delineato un nuovo assetto giuridico-normativo inquadrando i Paesi Membri in una nuova posizione di classifica sanitaria, fondamentalmente diversa da quella assunta precedentemente. Dal 1994 ad oggi si è attuata una lotta che ha indotto i gestori del rischio (Commissione europea, Parlamento europeo e Stati Membri dell’UE) ad adottare un nuovo Piano d’azione che porterà, in virtù delle nuove cognizioni scientifiche e dei risultati raggiunti, ad un alleggerimento delle misure attualmente in vigore. Gli ultimi dati sui casi di Encefalopatia Spongiforme Bovina (Bse) registrati lo scorso anno, infatti, fanno propendere per un certo ottimismo circa l’alleggerimento del “pacchetto di misure” anti-Bse. Nel 2009 in seno all’UE sono stati registrati e identificati 59 casi di Encefalopatia Spongiforme Bovina risultati positivi ai test anti-Bse rispetto ai 6,8 milioni di test effettuati dagli Stati Membri. L’Italia, secondo il portavoce del Commissario europeo alla Salute John Dalli, ha registrato soltanto 2 casi contro gli oltre 450.000 test effettuati. Forte dei risultati raggiunti, il Ministro belga all’Agricoltura Sabine Laruelle ha proposto agli Stati Membri di innalzare il limite di età dell’animale di ulteriori 12 mesi ed estendere alla sottoposizione dei test gli animali sensibili alla Bse passando dagli attuali 48 mesi a 60 mesi. La proposta, qualora gli Stati Membri siano disposti ad accoglierla favorevolmente, ferma restando la lista di Paesi in precedenza elencata, modificherebbe il Piano d’azione raffigurato in Tabella 1 per gli Stati Membri che, a suo tempo, hanno presentato alla Commissione europea domanda di revisione del proprio programma annuale di Bse. L’iniziativa fa fronte agli elevati costi delle analisi per l’effettuazione dei test anti-Bse rispetto al numero limitato di focolai che sono effettivamente diminuiti in tutti i Paesi dell’UE. Il progetto ora è al vaglio della Commissione europea che si accinge a preparare un nuovo Piano d’azione 2010-2015, il quale dovrebbe contenere un “pacchetto di misure” meno aspre rispetto a quelle attualmente in vigore. Per il Commissario europeo John Dalli, «non sono tanto i test che proteggono i consumatori, quanto il fatto che dai bovini vengono rimossi i tessuti a rischio (MSR) oltre un certo limite di età».
Alla ricerca dell’anello mancante - L’anello mancante non può che essere ripreso là dove è stato lasciato, cioè prendendo spunto dall’articolo a firma dell’autore dal titolo “Il monitoraggio della Bse passa necessariamente dal limite di età dell’animale” pubblicato su Eurocarni n. 3/2009. In esso si fa riferimento ad un cosiddetto “anello mancante” — paragonabile all’ultimo tassello necessario per arrivare a capo della ricostruzione di un “puzzle-sanitario” per ciò che riguarda il monitoraggio della Bse —, ipotizzando un possibile alleggerimento del “pacchetto di misure” anti-Bse prendendo come punto di riferimento il limite di età dell’animale, prevedendo cioè un’innalzamento dell’età per la rimozione dei tessuti e organi a rischio di infettività da Bse (MSR) mediante un Piano d’azione messo in atto tenendo conto delle nuove cognizioni scientifiche, oltre che del numero dei casi positivi in proporzione al numero dei test effettuati. Mettendo a confronto le Tabelle 1 e 2 si mette in discussione la rimodulazione del limite di età per l’effettuazione dei test anti-Bse. Partendo da tale limite, si sono ripresi alcuni passaggi di quell’articolo per ridefinire il limite di età ai fini della rimozione dei tessuti e organi a rischio di infettività da Bse. Il quadro epidemiologico per un nuovo Piano di monitoraggio della Bse ai fini di una sorveglianza attiva può essere così riassunto:
- test rapido Bse di tutti i bovini macellati per il consumo umano a una certa età e dei bovini appartenenti alla popolazione a rischio, quali gli animali macellati d’urgenza, gli animali malati, incidentati e/o trovati morti in allevamento;
- casi che non sono facilmente identificabili con la sola sorveglianza passiva (animali con sintomatologia conclamata o meno/diagnosi differenziale intra vitam, ecc…);
- nuove conoscenze scientifiche;
- numero di casi positivi in proporzione al numero dei test effettuati.
Alla luce delle nuove iniziative che l’UE si accinge a intraprendere, si può ridisegnare un nuovo Piano di monitoraggio della Bse in virtù del fatto che la Bse è una malattia a “misura d’uomo” e in quanto tale le si può cucire un “vestito su misura” per il nostro Paese, premettendo che il “pacchetto di misure” messe in atto consiste, per la maggior parte, nella rimozione di tessuti e organi a rischio di infettività da Bse prima del consumo umano e nella proibizione di nutrire gli animali con cibi contenenti proteine animali. I gestori del rischio (Commissione europea, Parlamento Europeo, e Stati Membri dell’UE) sono tenuti a proteggere la salute umana e animale dalla Bse con l’attuazione di un Piano di monitoraggio completo e integrato, e ciò ai fini dell’osservazione dell’evoluzione della Bse nel bestiame e della valutazione dell’efficacia delle misure di controllo del rischio messe in atto per ogni singolo Stato Membro. Ferma restando la validità giuridica del Regolamento CE n. 999/ 2001, il quadro normativo potrebbe così variare al variare di alcuni parametri valutativi (numero di positività dei test per la Bse, pareri dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare-EFSA, evoluzione epidemiologica della Bse) di cui bisogna tenere debito conto. Il nostro Paese ha acquisito nel tempo un sistema Bse-bestiame che possiamo definire stabile e ciò anche in riferimento ai dati e alle stime relative alla malattia. Per tutto ciò, in virtù delle nuove iniziative che l’UE si appresta a intraprendere, appare alquanto opportuno introdurre elementi di novità sul limite di età dell’animale per l’eliminazione dei tessuti e organi a rischio di infettività da Bse (MSR). La strada intrapresa nel campo delle misure sanitarie in materia di Bse registra per il nostro Paese un limite di età dell’animale di cui è richiesto l’innalzamento e una diminuzione della quantità dei materiali specifici a rischio (MSR) soggetti a rimozione. Il nuovo Piano di monitoraggio della Bse va pertanto modificato con l’attuazione di un piano di sorveglianza attiva per l’Italia che richiede un innalzamento del limite di età dell’animale, allargato in un concetto più ampio alle esigenze dettate dalla produzione primaria (aziende zootecniche, macelli) fino alle industrie di trasformazione carnee. Come accennato in precedenza, il Commissario europeo alla Salute John Dalli afferma che “non sono tanto i test a proteggere i consumatori, quanto il fatto che dai bovini vengano rimossi i tessuti e gli organi a rischio di infettività da Bse (MSR), oltre un certo limite di età”. Se questo corrisponde al vero, bisogna pur dire che i test sono degli indicatori entro i quali viene circoscritta la malattia, sono la risposta cioè — non avendo alcuna possibilità di riscontro in vita della patologia con la sorveglianza passiva — all’esigenza di stabilire un nesso tra l’animale e il limite di età entro il quale e al di sopra del quale, ai fini della sorveglianza attiva, inserire un nuovo piano di osservatorio epidemiologico per il monitoraggio della Bse. Allo stesso modo, così come appare opportuno innalzare il limite di età per la validazione dei test, è quanto mai necessario, per la rimozione dei MSR, interagire ad una maggiore età adottando, come richiede il caso, il principio di precauzione. Pertanto, secondo la ricostruzione iniziale del puzzle, l’ultimo tassello sanitario prevede un alleggerimento del “pacchetto di misure” anti-Bse, stabilendo un nuovo assetto per la sorveglianza attiva quale sistema migliore di monitoraggio del rischio della Bse.
Personalmente ritengo che il nuovo assetto (Piano d’azione 2010-2015) per la sorveglianza attiva potrebbe essere schematizzato nel modo riportato di seguito:
- alleggerimento del “pacchetto di misure” che prevede come proposta l’innalzamento del limite di età per l’effettuazione dei test dagli attuali 48 mesi a 60 mesi. Il nuovo piano europeo andrebbe a sostituire la precedente Decisione della Commissione 2008/908 CE del 28 novembre che per il nostro Paese fa riferimento alla nota del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 23 dicembre 2008, emanata a seguito della citata Decisione della Commissione: campionamento per il test Bse dei bovini di età superiore ai 48 mesi, appartenenti alle categorie a rischio — macellazione d’urgenza, macellazione differita, animali morti — e regolarmente macellati a partire dal 1 gennaio 2009);
- testa, compresi il cranio (base ossea della scatola cranica), ad esclusione di mandibola, cervello e occhi di bovino (età prevista per l’innalzamento dagli attuali 12 mesi a 24-30 mesi);
- testa, compresi cranio (ad esclusione delle corna), cervello e occhi di ovi-caprini (età prevista per l’innalzamento dagli attuali 12 mesi a 18-24 mesi);
- intestini, dal duodeno al retto e mesentere di bovini (attualmente indipendentemente dall’età tali tessuti e organi devono essere rimossi — età prevista per l’innalzamento a 24-30 mesi);
- intestini di ovini e caprini adulti di qualunque età (attualmente viene rimosso l’ileo a circa 60 cm del tratto terminale del piccolo intestino iniziando dalla giunzione ileo cecale e/o in alternativa viene rimosso tutto il pacchetto intestinale come ulteriore misura cautelativa — età prevista per l’innalzamento a 18-24 mesi);
- intestini di agnelli e capretti spoppati fino a 12 kg — attualmente si applica la rimozione prevista al punto precedente (proposta d’innalzamento: nessuna rimozione ma avviati al libero consumo);
- midollo spinale di bovino: premesso che la divisione dell’animale in mezzene può essere effettuata con il metodo tradizionale dell’ascia o con sega a nastro, in entrambi i casi esiste il pericolo di esposizione al tessuto nervoso del midollo spinale (Ispesl – Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro). A questa osservazione fatta dall’Ispesl, in base alla mia personale esperienza aggiungo la seguente osservazione: con il metodo manuale e con la sega a nastro il midollo spinale viene colpito in più punti e in entrambi i casi esiste il pericolo di esposizione al tessuto nervoso del midollo spinale. La proposta è di 12 mesi (rimozione attuale) con l’accorgimento che venga tolto prima che l’animale sia diviso in mezzene (metodo a pressione dell’acqua esperito personalmente);
- scolonnamento o rimozione della colonna vertebrale di bovino, comprese radici dei gangli spinali ed escludendo vertebre caudali e processi spinosi e trasversi delle vertebre cervicali, toraciche e lombari, nonché cresta sacrale mediana e ali del sacro di tutti i bovini di età superiore ai 30 mesi (rimozione attuale), con l’accorgimento che il midollo spinale venga tolto prima che l’animale sia scolonnato e diviso in mezzene (metodo a pressione dell’acqua);
- tonsille di bovini e ovi-caprini (rimozione a tutte le età);
- milza di ovini e caprini (rimozione a tutte le età);
La proposta di innalzare il limite di età formulata non solo per i test di laboratorio, ma anche per i tessuti ed organi a rischio di infettività da Bse (MSR), non soltanto nasce dal nuovo Piano d’azione comunitario che prevede di alleggerire il “pacchetto di misure” sanitarie, ma è corroborato dal gruppo di esperti scientifici sui pericoli biologici (BIOHAZ). Il parere del gruppo espresso al riguardo, in sintesi, si può riassumere nel seguente modo: “negli animali di età superiore ai 30 mesi viene quantizzato il periodo della massima carica infettiva in percentuale relativamente bassa, in un animale che presenta infettività in atto (intorno al 4%). La maggiore contagiosità pertanto si riscontra negli animali di età superiore ai 30 mesi; più ridotta risulta la possibilità di contagio negli animali al di sotto dei 30 mesi e superiore ai 12 mesi. L’attuazione delle misure sanitarie in animali rientranti nella fascia di età compresa tra i 12 e i 30 mesi, che prevedono l’esclusione dal consumo alimentare dei MSR e la proibizione di nutrire gli animali con cibi contenenti proteine animali (total feed ban), mette al riparo il consumatore da ogni rischio esponenziale alla Bse”. A ciò, se può valere, aggiungo il mio modesto parere che, frutto di ricerche ed esperienze personali, va a sottoscrivere i dati in questa sede riportati a sostegno della convinzione che l’approccio ad un nuovo Piano di monitoraggio da parte dell’UE per il nostro Paese sia oramai un passo obbligato.
Il sesso dell’animale - Un altro aspetto da prendere in considerazione in riferimento al test effettuato per la Bse, riguarda il sesso del’animale. In particolare le positività rilevate dal test rapido Bse, indipendentemente dal limite di età, interessano tutti i bovini di sesso femminile (almeno per il nostro Paese), senza nessun coinvolgimento di bovini maschi (si veda Bse cases – Italy 2001/2009 forniti dal Centro di referenza per le Encefalopatie animali). La proposta per i bovini maschi di razza da carne avviati alla macellazione è la seguente: nessuna rimozione di tessuti e organi a rischio di infettività da Bse (MSR), ed esenzione della effettuazione del test rapido. La proposta per i bovini maschi di razza da latte è la seguente: rimozione di tessuti ed organi a rischio di infettività da Bse (MSR) ad una maggiore età (vedi età prevista per l’innalzamento e la rimozione dei MSR) e test rapido Bse effettuato a un’età superiore ai 60 mesi in base al nuovo Piano d’azione.
La razza - Stesso discorso vale per la razza, in cui si è riscontrata la più alta incidenza di positività per le bovine a prevalente attitudine a produrre latte (colpite in maggiore percentuale la Frisona, la Bruna e la Pezzata rossa, ecc… si veda sempre Bse cases – Italy 2001/2009). La proposta è la seguente: attenzionare le bovine di razza ed attitudine da latte rimuovendo tutti i tessuti e organi a rischio Bse all’età prevista attualmente ed effettuazione del test rapido Bse a un’età superiore ai 60 mesi in base al nuovo Piano d’azione. La proposta per gli altri bovini femmina di razza meticcia, Piemontese, Modicana, ecc… (non a prevalente attitudine da latte, latte e carne, solo carne, ecc…): rimuovere i tessuti e organi a rischio di infettività da Bse (MSR) ad un età più avanzata (vedi sopra età prevista per l’innalzamento e la rimozione dei MSR) ed effettuazione del test rapido Bse a un’età superiore ai 60 mesi in base al nuovo Piano d’azione.
Conclusioni - Le misure protezionistiche prendono corpo dall’inquadramento giuridico nell’ordinamento della materia sanitaria che ha origine con il Regolamento CE n. 999/2001. In esso si delineano le procedure e i criteri per la realizzazione di un Piano strategico di monitoraggio e di eradicazione della Bse. Secondo il mio personale punto di vista il tempo è maturo per ricongiungere al quadro sanitario di monitoraggio della Bse l’anello mancante, tassello necessario alla costruzione del “puzzle sanitario” in materia (si consiglia il lettore di rivedere l’articolo pubblicato su Eurocarni n. 3/2009 che riassume in sintesi altri tre articoli pubblicati precedentemente sulla Bse). Anello rappresentato dal limite di età dell’animale che deve essere innalzato a fronte di nuovi parametri valutativi (numero di positività per la Bse in proporzione al numero dei test effettuati, pareri dell’EFSA, evoluzione epidemiologica della Bse) e di metodi di sistemi alternativi per la rimozione di tessuti e organi a rischio di infettività da Bse (come la rimozione del midollo spinale prima che l’animale sia diviso in mezzene e lo scolonnamento con rimozione del midollo spinale prima che l’animale sia diviso in mezzene, cosiddetto metodo dell’acqua, esperito personalmente). Di questo i gestori/monitoratori del rischio non possono non tenere conto. Adottando il nuovo assetto di modifica per la sorveglianza attiva quale sistema migliore di monitoraggio del rischio Bse, così si unisce “l’anello mancante” al Regolamento CE n. 999/2001, che reca disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione di alcune encefalopatie spongiformi, con la possibilità da parte degli Stati Membri di poter accedere a una sorveglianza attiva modificata, nel caso in cui sia possibile dimostrare un miglioramento della situazione epidemiologica della Bse. Tutto ciò, ovviamente, deve essere conforme al parere del comitato permanente per la catena alimentare e la salute degli animali.
Dott. Alfonso Piscopo
Veterinario Dirigente – Azienda Sanitaria Provinciale n. 1 Agrigento
Veterinario Dirigente – Azienda Sanitaria Provinciale n. 1 Agrigento
Nota
I contenuti di questo articolo esprimono pienamente il punto di vista dell’autore e non rappresentano necessariamente la posizione che verrà assunta dalla Commissione europea, ma stimolano i gestori/monitoratori del rischio a prenderne piena visione e, se del caso, adottare le proposte d’innalzamento del limite di età a un’età anche maggiore di quella prospettata precedentemente, tenuto conto che l’autore si è limitato al principio di precauzione e non è andato oltre.
Note legislative
Nota del Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche sociali del 23-12-2008, emanata a seguito della Decisione della Commissione Cee del 28 novembre 2008, che autorizza il nostro Paese a rivedere il proprio programma annuale della Bse.
Decisione della Commissione Cee del 28 novembre 2008/908 Cee – Modifica della sorveglianza attiva Bse.
UE: mucca pazza; 59 casi nel 2009, Piano d’azione 2010-2015, in Cybermed News, Salute e benessere, Il portale europeo di informazione medico-scientifica: www.cybermed.it.
A. Piscopo, “Il monitoraggio della Bse passa necessariamente dal limite di età dell’animale”, in Eurocarni n. 3/2009.
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