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Eurocarni nr. 3, 2010
Costi e danni di un’alimentazione squilibrata
Obesità , diabete e malattie cardiovascolari sono in veloce espansione in tutto il mondo. Le conseguenze si riflettono sia sulla qualità di vita delle persone, sia sulle spese sanitarie delle nazioni...
Rubrica: Alimentazione
Articolo di Mauri G.
(Articolo di pagina 124)
Al primo Forum internazionale sull’alimentazione e la nutrizione organizzato dal Barilla Center for Food and Nutrition non poteva mancare la sezione dedicata al legame alimentazione e salute. Siamo quello che mangiamo e ne paghiamo le conseguenze. Per questo da anni — dalla diffusione del benessere economico nelle società occidentali — si è cominciato a studiare la relazione fra alimentazione e condizioni di salute, soprattutto per quel che riguarda le malattie croniche. Camillo Ricordi, professore di chirurgia, medicina, ingegneria biomedica, microbiologia e immunologia dell’Università di Miami e membro dell’Advisory board del Barilla Center for Food and Nutrition è il primo dei tanti relatori che si sono dedicati a questo argomento durante il forum. «Se ogni anno nel mondo muoiono 60 milioni di persone per cause legate all’alimentazione, ben 30 milioni — dunque la metà — muoiono per un’alimentazione eccessiva o scorretta, che porta a un’esplosione di alcune patologie croniche come obesità, diabete e malattie cardiovascolari» ha detto Ricordi. E in effetti, il quadro sanitario dei cittadini del mondo occidentale — ma non solo — è strabiliante: secondo i dati attuali, il 65% degli statunitensi oggi è sovrappeso o obeso, ma nei prossimi anni si raggiungerà la quota straordinaria dell’80%. In Italia, l’Osservatorio Nestlé-ADI stima che il 20% degli italiani siano obesi e il 28% sovrappeso. Il che ci porta a un 48% di persone coinvolte nel problema.
La relatrice indiana Vandana Shiva ha riportato alcuni strabilianti dati rilevati nelle scuole superiori di Delhi. Delhi, la capitale di un “Paese-tigre economica”, quella che negli ultimi anni ha cominciato a dare ricchezza al subcontinente, grazie ai suoi ingegneri elettronici. Ebbene, nel 2000 il 10% degli adolescenti di Delhi erano obesi, nel 2006 lo era il 14% e nel 2009 addirittura il 25%. Si tratta dunque di un’epidemia di obesità a livello mondiale. In cui il reddito delle persone colpite non è tanto responsabile quanto lo è la cattiva informazione. Naturalmente, le conseguenze di questa esplosiva epidemia sono l’aumento insostenibile delle spese sanitarie. L’impatto economico della sola obesità negli USA viene stimato pari a 500 miliardi di dollari. Anche il diabete è in espansione e viene diagnosticato sempre più spesso. Nel mondo, sono stimate diabetiche 240 milioni di persone. Nei soli Stati Uniti, i costi di questa malattia si aggirano sui 200 miliardi di dollari annui. Si tratta di costi non sopportabili da tutti i Paesi e, infatti, si contano 12 milioni di nuovi casi di diabete e 8 milioni di morti nel mondo ogni anno. Obesità e diabete sono malattie croniche che colpiscono spesso contemporaneamente lo stesso soggetto. Le malattie cardiovascolari si vanno ad aggiungere in molti casi, rendendo le persone colpite particolarmente fragili. Queste tre forme patologiche sono responsabili di enormi costi sanitari. Ricordi ha affermato che «se riuscissimo a calare di soli 2 mm la pressione arteriosa media della popolazione europea, potremmo ridurre la spesa sanitaria affrontata dai Paesi UE di 7 miliardi di euro, perché potremmo avere il 7% in meno di patologie coronariche e il 10% in meno di rischio di ictus». Ma è riduttivo (e spietato) valutare solo il costo economico diretto di queste patologie croniche. Innanzitutto, esse provocano sofferenza, in quanto limitano le persone nella vita di tutti i giorni; per di più, aprono la strada ad altre patologie, primo fra tutte il cancro. La prevenzione delle malattie croniche e la corretta alimentazione a base di frutta e verdura consentono di ridurre sensibilmente il rischio di tumore. A loro volta, alimentazione e stili di vita corretti hanno un importante impatto sulla probabilità di sviluppare malattie croniche. Di conseguenza, Ricordi ha anche sottolineato l’importanza di alimentarsi tenendo come esempio una piramide alimentare in cui la base sia composta da frutta e verdura, seguita da carboidrati integrali e complessi. Si tratta di una dieta in cui la carne — soprattutto quella rossa — va ridotta, come anche il consumo di zuccheri semplici e bevande zuccherine.
Carne sempre sotto accusa, dunque, soprattutto nell’insorgenza delle malattie metaboliche nei Paesi ricchi. Ma bisogna anche fare distinzioni in base all’età dei soggetti e alla loro condizione fisiologica; ad esempio, bambini e donne i gravidanza devono avere regimi alimentari particolari. Solo la carne è infatti in grado di apportare determinati micronutrienti, la cui carenza in fasi cruciali della vita si riflette poi per tutta la sua durata. Nel suo breve intervento registrato per l’occasione, Stanley Prusiner (biochimico e neurologo americano insignito del premio Nobel per la medicina nel 1997 per i suoi studi su prioni e Bse) ha spezzato una lancia in favore delle proteine (massimamente presenti nelle carni), ricordando come l’obesità sia causata da un eccesso di carboidrati e grassi nella dieta. «L’importanza dell’alimentazione corretta e il mantenimento del giusto peso corporeo sono due fattori fondamentali per rimanere in buona salute. E questo discorso vale ancora di più per gli anziani». Anche un altro Nobel, Luc Montagnier (insignito del premio per la medicina nel 2008 per gli studi sul virus HIV) nel suo breve intervento registrato in occasione del forum ha sottolineato il legame fra malattie croniche e scorretta alimentazione: «è provato il collegamento fra il diabete di tipo 2 e il consumo di bevande zuccherine». Insomma, nei Paesi ricchi, sono la dieta sbilanciata e le quantità eccessive di alimenti a dare problemi. Nei Paesi poveri la questione è la stessa, ma speculare: le quantità e le caratteristiche nutrizionali degli alimenti sono troppo basse.
Giulia Mauri
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