Edizioni Pubblicità Italia
Eurocarni nr. 3, 2010
La capra della Valnerina
Nel Centro Italia una razza da salvare
Rubrica: Razze
Articolo di Brandone G.
(Articolo di pagina 101)
Un fitto e dettagliato programma di studi e di ricerche ha investito negli ultimi anni le razze autoctone caprine dell’area alpina e dell’Italia meridionale, tralasciando in parte le regioni dell’Italia centrale, interessate, tuttavia, da un diffuso allevamento caprino che aveva selezionato le razze più adatte al territorio appenninico. Una di queste è una razza caprina caratteristica di una regione che gravita principalmente sulla Valnerina, nell’Umbria meridionale, ma che è diffusa anche nelle attuali Marche, specialmente nel Vissano e nel Camerinese, nella limitrofa Sabina e in alcune zone dell’Abruzzo settentrionale. Si tratta della capra della Valnerina, conosciuta anche come “rigatina”, “facciuta bianca”, “capra dalla mascherina”, nomi che fanno riferimento alla sua caratteristica più appariscente, ovvero le due bande bianche sul muso che la contraddistinguono. Oppure, come nella zona dei monti Sibillini, prende nomi diversi a seconda dei luoghi nei quali si concentravano le greggi più consistenti: è infatti conosciuta anche come “capra di Fematre” o “capra del Monte Bove”. Questa razza, secondo molte testimonianze, era molto diffusa nel passato, tanto nell’allevamento familiare di pochi capi quanto nell’allevamento in gregge di medie dimensioni, in genere raramente oltre i 30-50 capi. La reale consistenza di questa razza è oggi alquanto ridotta: una stima approssimativa può aggirarsi intorno ai 200-300 capi distribuiti nelle zone sopramenzionate e allevati insieme ad altre capre di tipo “appenninico”.
Caratteristiche morfologiche
- Taglia: grande.
- Mantello: nero e lungo con riflessi rossicci e lucenti;
- Arti e ventre: arti robusti con le estremità chiare (colore bianco o beige chiaro), chiari sono pure il ventre e la zona perianale;
- Testa: grande, triangolare, ben proporzionata, lunga, con profilo rettilineo e guance piatte con il tratto distintivo delle due strisce chiare in corrispondenza del muso all’altezza degli occhi, le cosiddette “frisature”;
- Corna: entrambi i sessi sono provvisti di corna piatte e divergenti — a lira nelle femmine, più sviluppate nei maschi, ma sempre divergenti — che possono misurare fino a 30 centimetri nelle femmine e 50 centimetri e oltre nei maschi adulti (possono essere presenti anche soggetti acorni);
- Collo: è lungo e molto robusto nei maschi;
- Torace: il torace e l’addome sono ampi e la linea dorsale è rettilinea. La lunghezza del tronco è notevole;
- Garrese: l’altezza al garrese è di 75-85 cm per le femmine e di 80-90 cm per i maschi.
Allevamento e salvaguardia
La capra della Valnerina è allevata con sistemi tradizionali di pascolo semibrado, con brevi periodi di stabulazione invernale. Molto interessante è la produzione del capretto, in ragione delle dimensioni raggiunte in breve tempo, tanto che la razza è più da carne che da latte. Le misure concrete che andrebbero prese per salvaguardare questa razza dall’estinzione o dall’inquinamento genetico, in parte accennate in un primo intervento di censimento e di individuazione delle razze autoctone negli anni Novanta, andrebbero valutate con spirito scientifico e pratico al tempo stesso, coinvolgendo le università della zona. A tale proposito l’ateneo di Camerino, nella persona del professor Carlo Renieri, è già al lavoro, con il coinvolgimento degli enti locali. In pratica, le regioni Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo, nonché lo stesso Parco dei Monti Sibillini, particolarmente interessato per ragioni territoriali, dovrebbero unirsi in un’opera di sostegno agli allevatori, che deve concretizzarsi con l’istituzione di un registro anagrafico e di un aiuto economico per ogni capo allevato, senza tralasciare un sostegno concreto nella commercializzazione dei prodotti derivati. Si tratta, come valido esempio, di seguire l’operato dell’Arsial della Regione Lazio a favore della “gemella” capra Capestrina, per la quale è in corso un progetto di valorizzazione, con tanto di censimento e di registro anagrafico. Si tratta di due razze molto affini, con caratteristiche similari. D’altronde, negli studi di preservazione della biodiversità, bisogna sempre tener presente che popolazioni di animali domestici che si trovano in luoghi diversi, oggi apparentemente distanti, ma interessati dalla stessa rotta transumante, possono con forte probabilità far riferimento ad un unico ceppo.
Giuseppe Brandone
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