Eurocarni nr. 3, 2010

Zootecnia e cambiamento climatico: l’impegno di Assocarni

Rubrica: AttualitÃ

Articolo di Tomei F.

(Articolo di pagina 30)



Il tema del cambiamento climatico collegato all’agricoltura, ed in particolare alla zootecnia (EU Agriculture & Climate Change), non può e non deve essere sottovalutato, tenuto conto che le prime linee direttrici di questa nuova politica agricola, maggiormente attenta ai cambiamenti climatici, sono già in discussione presso la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo (draft di risoluzione Stéphane Le Foll) e sin da ora calendarizzate per approvazione definitiva in una sessione plenaria del PE, fissata per il 19/22 aprile prossimi. Inutile quindi mettere la testa sotto la sabbia! Se non vogliamo ritrovarci ulteriori oneri di ecocondizionalità oppure etichette provviste di impronte di carbonio (la cosiddetta carbon footprint), dobbiamo intervenire in maniera risoluta con dati scientifici in grado di dimostrare che quel 18% di gas a effetto serra di cui sarebbe responsabile la zootecnia mondiale — secondo l’ormai noto studio della FAO (Livestock Long Shadow) — va assolutamente ridimensionato e riposizionato nell’alveo della zootecnia europea, al fine di intervenire laddove noi europei siamo direttamente responsabili (a titolo esemplificativo, le emissioni di gas a effetto serra di origine zootecnica, sono principalmente generate da Cina, USA, Brasile, India e Federazione Russa, di gran lunga più marcate rispetto all’UE). Ma analizziamo nel dettaglio i nostri peccati! Il contributo alle emissioni totali di gas serra del settore agricolo dell’UE è del 9,3%, una vera pagliuzza rispetto alla trave del settore energetico europeo che contribuisce alle emissioni totali di gas serra per il 79%. Tra l’altro, è appena il caso di precisare che, in seno all’Unione Europea, la quota dell’agricoltura nelle emissioni di gas ad effetto serra è passata dall’11% al 9,3% tra il 1990 ed il 2007 (fonte Agenzia europea dell’Ambiente).

Uno sforzo considerevole è inoltre stato fatto con l’ultima riforma della PAC del 2003, che ha introdotto pesanti oneri di ecocondizionalità agli agricoltori i quali, nel caso di inadempimento, pagano con tagli sostanziosi ai premi. Ma ciò che più conta è sapere che quel 9,3% è formato da un 5% di emissioni di protossido di azoto e da un 4,3% di emissioni di metano. Il protossido di azoto deriva dai fertilizzanti azotati di origine organica e minerale, mentre il metano è essenzialmente prodotto dal processo di digestione del bestiame, dallo stoccaggio e dallo spargimento del liquame. Pertanto, senza voler ignorare in alcun modo il problema ambientale, ed essendo chiaro che come Unione Europea abbiamo un dovere morale nel mostrare la strada maestra al resto del mondo…, possiamo impegnarci ulteriormente a ridurre le nostre emissioni di gas ad effetto serra:


  • favorendo lo stoccaggio del carbonio nei terreni;

  • intensificando la produzione di energie rinnovabili ottenute da sottoprodotti di origine animale;

  • riducendo l’uso di fertilizzanti azotati;

  • migliorando la dieta alimentare degli animali;

  • ottimizzando il trattamento delle deiezioni negli impianti di biogas.


Inutili quindi i richiami di Sir Paul McCartney a consumare meno carne per salvare il pianeta (la simpatica equazione Less Meat = Less Heat). Questa, infatti, è ormai la subdola strada scelta dai vegetariani per contrastare il consumo di carne! Certamente dobbiamo fare un uso più attento delle risorse — ahinoi — non infinite della Terra, ma, come Europa, non possiamo permetterci il lusso di diminuire ulteriormente la produzione zootecnica, facendo affidamento sulle importazioni dai Paesi Terzi, perché siamo certi che, da qui al 2050, occorrerà sfamare 9 miliardi di persone… Come Assocarni stiamo lavorando in un network europeo e nazionale al fine di mettere in pista soluzioni che possano migliorare l’impatto della zootecnia sull’ambiente e, parallelamente, comunicare meglio sul versante nutrizionale, per contrastare coloro che vorrebbero ignorare l’importanza fondamentale della carne nella dieta alimentare degli esseri umani.

François Tomei, Direttore Assocarni


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