Eurocarni nr. 2, 2010

Vigilare i conti pubblici

Rubrica: Slalom

Articolo di Sorrentino C.

(Articolo di pagina 38)



A fine anno le organizzazioni finanziarie mondiali cominciano a fare i conti sul recente passato, esaminando i principali rischi per il futuro in relazione alla impressionante massa di debito pubblico e privato in scadenza nel mondo. Sorge così una grande preoccupazione, che induce ad agire in fretta, anche se, come ha evidenziato la conferenza “Il futuro della finanza” organizzata nel dicembre 2009 dal Wall Street Journal, la situazione è migliore rispetto a quella registrata alcuni mesi fa. Tuttavia alcuni paesi, come Grecia e Portogallo, sono a rischio fallimento, mentre il governo irlandese per evitare il collasso delle finanze è sul punto di ridurre alcune pensioni.

Nel nostro Paese, in cui il debito continua a salire, sia pure in modo abbastanza contenuto, il Governo, a nostro avviso, dovrebbe continuare ad attuare una politica di intenso rigore sui conti pubblici al fine di non aumentare la spesa. Fatto questo tanto più necessario se si considera che il buon andamento del PIL, registrato nel terzo trimestre del 2009, con il +0,6%, può far emergere le notevoli capacità di tenuta in questa crisi. Quanto ora detto trova conferma nel fatto che un’altra importante economia mondiale come quella del Giappone è stata costretta a rettificare al ribasso la sua crescita, rispetto a quanto proclamato solo poche settimane addietro, e gli Stati Uniti, pur mostrando un certo aumento del PIL, rivelano un andamento alquanto artificioso dovuto all’enorme piano di rottamazione delle auto e all’andamento della spesa militare. Nel campo della “zona euro” la Francia non va oltre un +0,3, Regno Unito e Spagna fanno registrare sintomi recessivi con un –0,30 del PIL ,e la Germania, pur con un PIL in aumento, dovuto ad investimenti e scorte, mostra una significativa riduzione dei consumi privati.

Per tornare alla situazione dell’Italia, non si può sottacere che la ripresa manifesta un chiaro equilibrio delle sue varie componenti, quali i consumi, gli investimenti e le esportazioni, e ciò al di fuori della spesa pubblica, che viene ridotta anche se in modo lieve. D’altra parte non si può dimenticare il trend positivo nei consumi delle famiglie italiane, così poco indebitate da far sorgere invidia in altri nostri partner europei, certamente più indebitati, come la Francia, le già citate Spagna e Regno Unito, nonché la Germania ed anche l’Olanda. Questi Paesi, tra l’altro, provocano anche difficoltà alle nostre esportazioni per il mancato assorbimento dei prodotti nostrani a causa della citata penuria dei consumi. Da questo sintetico esame della situazione dei paesi europei maggiormente avanzati possiamo dedurre che la loro crescita degli ultimi periodi era artificiale, mentre quella italiana si rivela più omogenea ed ordinata su livelli sostanzialmente veritieri, tanto da far apparire l’Italia, una buona volta, ai primissimi posti in Europa.

Vorremmo ricordare in proposito, con grande soddisfazione, il cosiddetto “miracolo spagnolo”, che veniva così lodato dai persistenti detrattori, anche italiani, del nostro Paese, e che ora è addirittura svanito. E ciò poiché non si trattava di vera e propria crescita economica, ma di un allegro modo di gonfiare i consumi e gli investimenti nel settore immobiliare, e che ha generato “a catena” montagne enormi di debiti privati. Che dire poi della virtuosa e “superiore l’Inghilterra”, dove i debiti delle famiglie sono cresciuti, in valore assoluto, in misura maggiore, più dei debiti delle famiglie italiane, francesi, tedesche ed austriache messe tutte insieme? Ed ora in tutti questi paesi la disoccupazione fa paura, i consumi delle famiglie sono in netto calo e l’edilizia langue. La verità, anche se triste e scomoda, ci dice che né l’Inghilterra né gli Stati Uniti sono tanto ricchi quanto si era creduto, anche in tempi recenti.

Non manca, peraltro, quanto è stato elaborato ora dal Fondo Monetario Internazionale in materia di alcuni indicatori di rischio, secondo i quali gli Stati Uniti e Regno Unito potranno pagare, in termini deprimenti, la loro insostenibile crescita economica degli ultimi anni e dovranno confrontarsi pure essi con il debito pubblico, ma avendo, rispetto all’Italia, famiglie che risultano già indebitate, in relazione al PIL, in misura triplice rispetto alle nostre. Da parte sua, l’Italia deve comprendere che la crisi mondiale non è completamente finita in tutte le sue componenti globali, ma riteniamo sia essenziale soprattutto mantenere in ordine i conti dello Stato, non ascoltando le sirene incantatrici, fautrici di spese dissennate e, spesso, inutili, poiché è sul terreno delle finanze pubbliche e della loro credibilità — come viene evidenziato dalla situazione che sta vivendo attualmente la Grecia — che nel prossimo futuro si misureranno le capacità di sopravvivenza dei diversi paesi. E tra questi il nostro.

Cosimo Sorrentino


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